La farsa della Maturità truccata (99,5% di promossi) con la garanzia di disoccupazione certa per la maggioranza, le scuole con Laboratori a rischio di esplosione. Milioni di euro dilapidati con danno erariale per cui nessun dirigente paga. Certificazioni false sui diplomi di maturità e per i docenti abilitati. Edifici scolastici a concreto rischio di crollo. Gli insegnanti ridotti a cretinetti che devono tacere e che talora si sono ammalati per l’esposizione ad amianto contenuto in abbondanza negli edifici scolastici. Studenti privati del diritto di scioperare contro le scuole rottamande che frequentano e in cui sprecano la loro gioventù. La struttura criminale del MIUR a livello dirigenziale per l’istruzione secondaria, il ruolo double face della Magistratura: ho vinto tre cause di lavoro a Torino e sono stato assolto con formula piena dal Tribunale di Roma dall’imputazione di diffamazione per aver raccontato in pubblico i fatti sopra esposti, ma, poi, quando ho chiesto i danni, hanno rigettato il mio ricorso con sentenze raggelanti (giudici Lucia MANCINELLI e Maria Gabriella MARIANI, rispettivamente del Tribunale e della Corte Appello di Torino), autentiche intimidazioni di stampo cosiddetto mafioso perché ho rotto il muro di silenzio: mi hanno condannato a pagare 45.000 € (dicasi quarantacinquemila euro) di spese legali a controparti per due udienze di mezz’ora ciascuna; secondo queste signore magistrato – che si fatica a credere giudici – non avevo subito mobbing perché avevo reagito e poi perché si trattava solo di due infondate sanzioni disciplinari e di un processo, troppo poco per costituire a persecuzione, anche se una dirigente scolastica ed il MIUR avevano prodotto 23 documenti falsi materiali ed ideologici contro di me, da delinquenti puri e seriali quali sono in un piano eclatante di mobbing. L’ing. Angelo SCASSA, docente di ruolo nella secondaria statale, vi racconta un sistema con molti bastardi e mezze seghe, ovvero la SCUOLADAROTTAMARE, specchio di un “Sistema Stato” che è di fatto spesso la vera Mafia; un potere criminale esercitato da capi del MIUR e da Magistrati fiancheggiatori. Una chicca: il binomio MIUR – Magistratura utilizza tuttora come responsabile della sicurezza – protezione e prevenzione R.S.P.P. in molte scuole di Torino e come consulenti del tribunale persone colpite da condanne definitive in Cassazione a 2 anni e 6 mesi senza condizionale per disastro colposo senza condizionale per disastro colposo (art. 449 cp in relazione all’art. 434 cp) per il crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli nel 2008 costato la vita a Vito SCAFIDI , oltre che causa di gravissime menomazioni fisiche ad un suo compagno rimasto paraplegico ed il ferimento di molti altri studenti. Un insieme di fatti che costituiscono un pugno allo stomaco inferto – con l’attuale inerzia di magistrati inquirenti che non possono non sapere quanto sta accadendo – agli studenti della scuola pubblica ed ai loro genitori. ROTTAMIAMO LA SCUOLA PUBBLICA SECONDARIA CHE NON E’ IN CONDIZIONE DI FORMARE I GIOVANI – SI PENSI AI RIDICOLI CORSI FORMATIVI CHE SARANNO DESTINATI AGLI AVENTI DIRITTO AL REDDITO DI CITTADINANZA, SPESSO REGOLARMENTE DIPLOMATI – CON IL PIL E LE ASSUNZIONI CHE FRANANO. ADESSO BASTA CON QUESTO MEFITICO CIRCO PAGATO DAL CONTRIBUENTE, GESTITO DA DIRIGENTI AI VARI LIVELLI CHE SONO EMERITI DELINQUENTI !!!

 

scrivete a:    angelo.scassa@libero.it          angelo.scassa@ingpec.eu

Sono in molti a domandarsi come sia possibile che l’esame di Stato veda una percentuale di promossi pari al 99,5% quando notoriamente gli studenti “maturati” sono spesso impreparati gravemente, anche perché disinteressati ad una scuola vetusta nei contenuti e spesso pressoché priva delle minime attrezzature a livello di impianti e di macchinari necessari per poter imparare la professione nelle scuole tecniche e professionali.

Il tritacarne dell’istruzione pubblica secondaria tecnica e professionale di vario tipo, che di fatto spesso versa in condizioni paurose a livello di pratica laboratoristica, stimolando i peggiori istinti nichilisti negli studenti, che si sentono  trattati come paria da uno stato patrigno che offre loro in sostanza centri sociali di aggregazione popolare camuffati sotto le sembianze di scuole: donde la ribellione che scatta in loro, con un’istintiva spinta all’indisciplina più assurda, volta alla provocazione continua dei docenti visti come schierati a protezione di un Sistema marcio in nome della piccola pagnotta che lo stipendio basso consente loro di procacciarsi.

E’ del resto patetico risulta il fatto che buona parte di coloro che hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza sono italiani in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, spesso conseguito nell’ambito dell’istruzione professionale o tecnica (IPSIA o ITIS): e davvero incredibile appare la circostanza che essi debbano essere avviati a corsi di formazione professionale, come se i cinque anni di scuola pubblica superiore frequentati fossero stati solo un’inutile perdita di tempo. Purtroppo, effettivamente, si tratta di persone che sono spesso completamente impreparate allo svolgimento di qualsivoglia professione, come molte altre che scaldano sedie nella P.A., pur risultando regolarmente occupate, avendo ottenuto regalie da quel medesimo Sistema che in tal modo si sciacqua la coscienza lurida per non aver provveduto a formarle decentemente.

Molti poi non sanno di mandare i figli in scuole a rischio di crollo o con impianti a rischio di esplosione: come se nulla avesse insegnato la terribile morte di Vito Scafidi al liceo Darwin di Rivoli, dove rimase anche gravemente ferito (paralizzato) un suo compagno di classe.  Per fortuna che in molte scuole non si effettua quasi nessuna pratica di laboratorio o di impianti, motivo per cui gli incidenti tragici sono pochi: in tal senso la scuola pubblica è stata messa in relativa sicurezza, perché l’hanno paralizzata.

E ‘peraltro  del 14 maggio 2018 la notizia del crollo dell’ennesima scuola in Italia: soltanto lo stellone ci ha protetto da conseguenze tragiche in termini di perdite di vite umane. Da allora i crolli di edifici scolastici si sono susseguiti ubiquitariamente sul territorio nazionale.

La verità è che quando un docente come il sottoscritto ha denunciato le allucinanti porcherie della scuola italiana, in tema di sicurezza, megasperperi e taroccamenti della maturità, è stato reiteratamente  sospeso dall’insegnamento  dal MIUR- con decreti poi annullati dai giudici del lavoro – ed addirittura processato penalmente per diffamazione, salvo poi esserne assolto con formula piena perché quanto da me affermato era vero e reso pubblico nell’interesse della collettività.

 formazione lavoro

Purtroppo il Sistema non soltanto regala agli Italiani un scuola tecnica e professionale da terzo mondo, ma attacca chiunque si batta per rottamare questa scuola pietosa sguinzagliandogli addosso la Magistratura, rabbioso mastino posto a difesa di istituzioni marce.    

Quanto all’istruzione pubblica, dal 1995 ad oggi risulta che 3 milioni e mezzo di studenti hanno abbandonato la scuola statale, su oltre 11 milioni di iscritti alle superiori, con un tasso di abbandono che supera il 30% degli iscritti. Il costo  sociale sarebbe valutabile in alcune decine migliaia di euro. Ogni anno pare che oltre centomila allievi iniziano le superiori per tagliare la corda prima di conseguire un diploma, percepito – come purtroppo spesso realmente  accade- quale inutile pezzo di carta straccia. Cresce quindi il numero di giovani che né studia né lavora stimato pari al 25% del totale

Quanto alla magistratura anche il Presidente Berlusconi ha convenuto: “La magistratura è peggio della Mafia“, per poi meglio precisare durante un’udienza che: “La magistratura è incontrollata, incontrollabile e ha impunità piena“. 

L’allora preside dell’IIS Beccari di Torino (istituto professionale di 1000 allievi) signora Alma CONCATI ha infatti promosso due provvedimenti disciplinari nei confronti  dell’ing. SCASSA.

il primo avente ad oggetto l’autorizzazione che in tre giornate dell’ottobre 2006 l’ing. SCASSA aveva dato a studenti maggiorenni delle classi quinte a scioperare contro le pesanti irregolarità gestionali e lo scadimento inverecondo delle condizioni di agibilità dei laboratori della scuola. Il secondo per l’aver il prof. SCASSA emesso un comunicato stampa in cui denunciava gli illeciti gestionali, talora veri e propri reati – lo si sottolinea – della direzione della  scuola.

La dirigente ha utilizzato in entrambi i casi una serie di documenti grotteschi che sono a sottoscrizione palesemente falsa per avviare e richiedere le azioni disciplinari contro il professore, fabbricando quindi letteralmente dei falsi materiali, o costituendo dei falsi ideologici.

A seguito di tali iniziative calunniose e diffamatorie contro il ricorrente intraprese dalla signora CONCATI, l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte (USR) ha emesso i seguenti decreti disciplinari contro il prof. SCASSA:

il decreto disciplinare n° AOODRPI/32/ris/U Torino, del 4 luglio 2008, con cui era sanzionata l’autorizzazione che egli aveva dato agli studenti maggiorenni delle classi quinte a scioperare contro irregolarità gestionali e l’inagibilità dei laboratori della scuola: il docente veniva punito con 5 giorni di sospensione dall’insegnamento e con la relativa privazione dello stipendio, oltre che con il blocco per un anno degli aumenti di stipendio. La sanzione  è stata  cancellata dal Tribunale di Torino con sentenza n° 4489/09 passata in giudicato, emessa dalla dr.ssa PAGLIAGA

Scrive la sentenza n° 4890/09:

“….Aiutare gli studenti ad esercitare consapevolmente e correttamente questo diritto [allo sciopero, ndr] non appare di per sé idoneo ad integrare alcuna violazione dei doveri di un docente, potendo diventarlo soltanto ove il docente tenga comportamenti idonei a viziare la volontà degli studenti o dì per sé illeciti.

Nei termini in cui sono state ricostruite – gli unici che questo giudice può prendere in esame – le condotte del prof. SCASSA non sono tuttavia fuoriuscite da tale alveo lecito, né risulta che gli studenti abbiano esercitato il loro diritto in modo illecito.

ll fatto di averli in qualche modo agevolati in ciò non appare dunque suscettibile di alcuna censura.”

In tale contesto il prof. SCASSA si è limitato a verificare l’effettiva volontà di alcuni studenti in merito alla partecipazione allo sciopero indetto da altri e già in corso ed a rimuovere un ostacolo psicologico al libero esercizio del relativo diritto da parte di costoro e risulta averlo fatto con modalità che non appaiono in alcun modo idonee a coartare o comunque manovrare la loro volontà”.

“Per tutti i motivi sinora esposti la sanzione inflitta al ricorrente, risultando priva di giustificazione e dunque illegittima, deve essere annullata”.

il decreto disciplinare n° AOODRPI/82/ris/U Torino, del 18 febbraio 2009 con cui veniva sanzionato il prof. SCASSA per il comunicato stampa del 13/6/2008 per mezzo del quale aveva indetto una conferenza stampa e in cui sintetizzava il taroccamento degli Esami di Stato, la distruzione di un impianto molitorio che valeva oltre un miliardo e mezzo di vecchie lire, la frequentazione da parte degli studenti per le esercitazioni di un impianto a rischio di esplosione, la certificazione di false attività didattiche sui diplomi. La punizione in questo caso è consistita nell’umiliante sospensione dall’insegnamento per 35 gg con privazione dello stipendio e blocco degli aumenti di stipendio per ulteriori due anni. Tale provvedimento è stato annullato in primo grado dal Tribunale di Torino, V Sezione Civile del Lavoro, che emetteva con il giudice dr. MOLLO la sentenza n° 294/11 del 31/1/2011 passata in giudicato nelle cui motivazioni era espressamente stigmatizzata la produzione di documentazione falsa materialmente contro il docente da parte del MIUR. Invano il Ministero impugnava la sentenza, che veniva confermata dalla Corte d’appello di Torino con sentenza n° 558/12 (Presidente dott. GIROLAMI, rel. dott. GRILLO PASQUARELLI) dell’8 maggio 2012. 

Emblematico il passaggio della sentenza della Corte d’appello di Torino n° 558/12:

“Quanto, poi, al comunicato stampa rilasciato dal prof. Scassa il 13.6.2008 contenente una serie di circostanziate denunce in merito a varie irregolarità verificatesi all’Istituto Beccari, il Tribunale rileva che l’affermazione del Ministero secondo cui le esternazioni del ricorrente “trascendono il legittimo esercizio del diritto di critica” è apodittica e potrebbe essere condivisa solo qualora quanto affermato dal prof. Scassa risultasse falso; valutata la fondatezza dei rilievi mossi dall’Amministrazione a ciascuna delle dichiarazioni contenute nel comunicato stampa del prof. Scassa (erroneità dei certificati nei diplomi di maturità, falsa certificazione delle ore di laboratorio, distruzione dell’impianto di molizione, distruzione del laboratorio e costruzione al suo posto di un bar, mala gestio di denaro pubblico, distruzione di un’opera di carpenteria metallica, mancanza di sicurezza per gli studenti, irregolarità nel collegio docenti, mancanza di continuità didattica, mobbing, intimidazioni a docenti), il Giudice di primo grado conclude che tutto quanto riferito dal ricorrente è risultato rispondente a verità; conseguentemente, le contestazioni disciplinari non sono provate e la sanzione disciplinare irrogata deve essere annullata”.

Ulteriore manovra calunniatrice, del resto era stata posta in atto dalla DS con la calunniosa denuncia per diffamazione presentata contro il docente nel luglio 2008, poi ripresentata nel 2009, dopo aver appreso della sua conferenza stampa di piazza Montecitorio del 13 giugno 2008.

Siamo dunque in presenza dell’ennesimo inganno compiuto dal binomio preside – USR ad un magistrato, al punto che il PM romano dr.ssa CALABRETTA, cui era stata assegnata la denuncia della preside (proc. pen. n° RG 37140/09), depistata dalla sig.a CONCATI, che sbandierava i due provvedimenti disciplinari emessi dal MIUR contro il docente poi annullati dal Tribunale di Torino, ha disposto direttamente la citazione in giudizio del prof. SCASSA.

L’ingegner SCASSA è stato infatti processato per il reato di diffamazione a mezzo stampa (art. 595 cp, comma 1-3) presso il Tribunale di Roma per il medesimo comunicato stampa oggetto della seconda sanzione disciplinare: il dibattimento si è concluso con l’assoluzione con formula piena ex art. 530 co 1 e 2 cpp per l’ing. SCASSA (con suo interrogatorio il 25/2/2013, e discussione finale con emissione della processo che, se conclusosi negativamente per lui, avrebbe potuto comportarne il licenziamento, oltre che regalargli tre anni di carcere (pena edittale prevista per la diffamazione a mezzo stampa, di cui era imputato, ex art 595 cp comma 1,3) vista la gravità delle accuse da lui mosse alla sua ex dirigente scolastica. sentenza il 3/4/2013).

Ma poi, dopo che la verità assoluta e totale delle denunce del prof. SCASSA era stata riconosciuta dalla sentenza penale n° 6584/13 del Tribunale di Roma passata in giudicato (3/4/2013), che espressamente aveva concluso le motivazioni scrivendo “Concludendo quindi  è provata anche la veridicità delle affermazioni lesive della reputazione della Concati , il Tribunale di Torino ha negato al docente il risarcimento per mobbing, nonostante la sentenza passata in giudicato n° 294/11 del dr. MOLLO, afferente al medesimo tribunale, avesse certificato e stigmatizzato l’incredibile circostanza   che Emerge quindi che, all’interno della scuola, qualcuno ha inteso giungere alla falsificazione della firma dei colleghi del ricorrente pur di predisporre delle prove contro il medesimo” (sentenza n° 294/11) .

Del resto il Tribunale Penale di Roma con la sentenza n° 6584/13 con cui aveva assolto dl reto di diffamazione il prof. SCASSA, dava atto del fatto che nelle gestione dell’Istituto Beccari di Torino la D.S. Alma CONCATI aveva commesso autentici reati e non soltanto illeciti, e segnatamente il taroccamento dei voti gli esami di maturità, la demolizione ovvero il furto di macchinari che valevano miliardi di vecchie lire, l’invio degli studenti in laboratori con impianti che erano a rischio di esplosione, dove si erano davvero create le condizioni perchè l’inaugurazione nel maggio 2008 diventasse una tragedia, tipo l’esplosione accaduta nel 2007 al Molino Cordero di Fossano (CN) a seguito della quale morirono 5 operai.

Leggiamo infatti nella sentenza n° 6584/13 del Tribunale di Roma:

Quanto alla maggiorazione dei crediti scolastici attribuiti negli anni precedenti:… Quanto alla modifica dei crediti scolastici l’imputato ha precisato che si è trattato di una grave irregolarità, la notizia riferita è vera e documentalmente provata, come è provato che tale modificazione venne disposta dalla preside. Anche la giustificazione posta in base al giudizio in ordine all’invalidità della rideterminazione del punteggio è congrua e giustifica la qualificazione della pretesa correzione come “rigonfiamento”.

Quanto ai laboratori

L’imputato ha sostenuto che il laboratorio di discipline meccaniche era costituito da un capannone in cui erano depositati alcuni vetusti ed inservibili macchinari (alcune in legno tarlato, altre riparate con arnesi di fortuna, tipo una cintura..) Tali affermazioni sono provate dalle fotografie prodotte e dagli stessi verbali del dipartimento di meccanica degli anni 2005-07.

Quanto alla negligente custodia del molino sperimentale:

E’ provato dai documenti acquisiti (prime fra tutti le interrogazioni parlamentari) che il molino restò in stato di abbandono, fu in parte rottamato, fu depositato in parte all’esterno, esposto agli agenti atmosferici, e solo nel 2007-2008 venne messo in funzione tale impianto, di minori dimensioni e realizzato attraverso il recupero dei pezzi ancora disponibili del molino originario. Tali circostanze, oggettivamente provate dai documenti prodotti, confermano la verità di quanto sostenuto dallo Scassa nello scritto oggetto del presente procedimento…. In realtà la vicenda, come affermato dal’imputato, è tutt’altro che chiara, come dimostrano due documenti tra loro incongruenti. Il primo è costituto da una denuncia della dirigente scolastica del 6.2.2001 all’Istituto Nazionale di Nutrizione con cui ella comunica che, in data 25.1.2001, venne constatata dal prof. Viotto l’assenza di alcuni macchinali del molino dalle ex – officine in cui erano stati collocati (a sostegno di ciò vi è una nota del 25.1.2001 del geom. Dal Soglio con cui la società si assume la responsabilità dell’accaduto – danneggiamento accidentale e successiva rottamazione d’iniziativa dei macchinari -). Il secondo è costituito da una richiesta per il risarcimento del danno, inviata dalla medesima dirigente alla società responsabile dei lavori. L’incongruenza è deriva dal fatto che la richiesta di risarcimento del danno è anteriore alla scoperta del danno stesso, ossia risale al 29.1.2000.

  Quanto alla violazione della normativa in materia di sicurezza.

In effetti le principali doglianze dello Scassa si riferiscono al molino realizzato nel 2007, che, a suo dire, non sarebbe stato a norma ed avrebbe rappresentato, se messo in funzione, un serio rischio per l’incolumità degli studenti che lo utilizzavano. E’ provato che il molino venne in effetti messo in funzione (come emerge dal risalto dato alla notizia dalla rivista “Molini d’Italia” del giugno 2008); è provato altresì che al momento dell’accesso degli ispettori era spento, e che, comunque, se messo in funzione esso non sarebbe stato in sicurezza

Concludendo quindi essendo provata anche la veridicità delle affermazioni lesive della reputazione della Concati contenute nello scritto dell’imputato e a lui contestate nei capi di imputazione, va rilevato che la loro diffusione costituisce esercizio legittimo del diritto di critica, che scrimina, ex art. 51 c.p., la condotta lesiva posta in essere.

Alla luce di queste considerazioni, il Tribunale di Roma ha concluso:

“L’imputato va mandato assolto dal reato a lui ascritto con la formula di cui al dispositivo.

PQM

Visto l’art. 530, commi 1 e 2 c.p.p.

Assolve Scassa Angelo dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste.

Il Giudice Federica TONDIN”

In effetti contro il prof. SCASSA il binomio criminale USR (Ufficio Scolastico Regionale) del Piemonte e sig.a Alma CONCATI (ex dirigente scolastico dell’istituto professionale Beccari di Torino, specializzata nella produzione di documenti falsi materiali ed ideologici) ha prodotto complessivamente 23 documenti falsi nelle varie querelle giudiziarie, in un arco di tempo che spazia dal 2009 al 2018, ossia esattamente in 10 anni: se non è persecuzione strategicamente e tenacemente pianificata questa, possiamo tranquillamente dire che non sono giudici nemmeno la dr.ssa MANCINELLI e la dr.ssa MARIANI. che non hanno voluto riconoscere l’ultra eclatante danno da mobbing, e rigettando le istanze risarcitorie del prof. SCASSA gli hanno inflitto la soccombenza nelle spese legali per due udienze ridicole di discussione – con spese legali che il ricorrente  ing. SCASSA deve risarcire alle controparti per l’astronomica cifra di 45000 euro. In realtà i giudici avevano già deciso tutto a priori, con la negazione di ogni mezzo istruttorio richiesto, e negando anche – con dispotismo allucinante – al prof. SCASSA il diritto di essere ascoltato in un’udienza. 

Forse i magistrati temevano che si desse infatti dimostrazione che la preside aveva rottamato  o rubato macchinari del valore di oltre un miliardo di vecchie lire, si scoprissero le false abilitazioni di docenti cui la preside aveva concorso,  divenissero pubblici i gravi rischi fatti correre dalla DS sig.a CONCATI agli studenti spediti ad esercitarsi in un impianto molitorio appena allestito dalla scuola nel 2008, poi subito chiuso dopo pubblica denuncia del prof. SCASSA perché a rischio di esplosione: per la serie meglio asini vivi che studenti preparati morti, alla faccia delle centinaia di migliaia di euro spese per un impianto pericoloso e messo in sicurezza con la sua definitiva chiusura subito dopo la sua inaugurazione.  Uno sfascio sul quale la Procura si guarda bene dall’indagare, e che anzi ha fatto l’impossibile per insabbiare: forse in nome di una solidarietà istituzionale puzzolente.

In qualche modo il MIUR, che rappresenta una massa paurosa nel bilancio della Stato con quasi un milione e mezzo di dipendenti, e la Magistratura (ordine strapotente dello stato italiano) temevano che la scopertura del marciume del Sistema Scuola Pubblica finisse con lo smascherare le loro gravi responsabilità rispettivamente per una gestione fallimentare e per un mancato controllo. In particolare non sono pochi i magistrati che dovendo occuparsi del pianeta scuola hanno commesso abuso d’ufficio (art 318 c.p. ) , per non pensare al peggio ovvero ad altri reati, tra cui la “corruzione in atti giudiziari” ex art. 319-ter, od anche al “Rifiuto di atti d’ufficio” previsto dall’art. 328, 1° comma, c.p.

Si facessero finalmente serie indagini sui giudici MANCINELLI e MARIANI  che il prof. SCASSA ha denunciato presso la procura di Milanon nel marzo 2019, notoriamente allergica a denunce di questo tipo, chiedendo che venissero indagati proprio in ordine ai predetti reati

Del resto il connubio Magistratura – MIUR è davvero sinistro. E’ sufficiente rilevare che quando nel luglio 2009 l’ing. SCASSA, accortosi che la documentazione allegata a sostegno della prima sanzione disciplinare subita (e poi anche della seconda sanzione disciplinare)  era falsa materialmente ed ideologicamente, presenta una denuncia, essa va dispersa. Quando la ripresenta, essa viene archiviata dal GIP del Tribunale di Torino dr. Giuseppe SALERNO, senza motivazione alcuna, se non quella racchiusa nella generica dicitura del timbro “lette le conclusioni del PM si archivia”. Il prof. SCASSA non viene nemmeno avvisato della richiesta di archiviazione, nonostante ne avesse fatto espressa richiesta nella denuncia querela ai sensi dell’art. 408 cpp II comma.

Ma soprattutto fa riflettere il nome del GIP: il dr. Giuseppe SALERNO.

Egli, nonostante la relativamente giovane età, è infatti un ex magistrato, condannato in via definitiva nel 2018 dalla Cassazione per abuso d’ufficio, ma la S.C. ha ritenuto che quel giudice fu protagonista di fatto anche di autentica corruzione, reato per il quale non viene condannato per il mancato ricorso della Procura Generale competente, quella di Milano, che l’aveva indagato ed imputato, contro la decisione riduttiva del Tribunale.

Un quadro davvero raggelante, ma siamo solo all’antipasto.

Infatti nell’aprile 2016 la dr.ssa MANCINELLI, giudice della sezione lavoro del Tribunale di Torino, con la sentenza n° 767/2016, ha rigettato la richiesta risarcitoria che l’ing. SCASSA ha presentato nel ricorso contro L’USR del Piemonte  – MIUR e l’ex preside sig.a CONCATI, un duetto delinquenziale che l’ha perseguitato e lo perseguita tuttora, producendo addirittura nei vari giudizi i 23 predetti documenti – che sono degli autentici falsi ideologici e materiali- per difendere vergognose ed infondate sanzioni disciplinari e per ottenere un processo per diffamazione contro il professore. Nonostante, oltretutto, la presenza di ben 4 sentenze – tutte passate in giudicato  – che acclaravano  la veridicità e la gravità delle censure mosse dal prof. SCASSA, sempre negate dai falsari del MIUR e dalla ex preside, la dr.ssa MANCINELLI non si è fatta scrupolo di emettere la scandalosa sentenza 767/2016 del Tribunale di Torino. 

La folle sentenza della dr.ssa MANCINELLI, che ha negato persino l’istruttoria per raggiungere la completezza della prova all’ing. SCASSA, per cui il tutto si è ridotto con la cosiddetta udienza di discussione – autentica pagliacciata – è certamente frutto o di insania mentale oppure rappresenta la classica sentenza precotta ed eterodeterminata (notoriamente l’ex preside Alma CONCATI e lo stesso MIUR godevano di forti appoggi in Tribunale a Torino): insomma ci troveremmo di fronte ad una corruzione in atti giudiziari . 

Il tutto per tacere di una situazione ambientale – ben nota alla dr.ssa MANCINELLI –  sfavorevole pregiudizialmente al prof. SCASSA che aveva denunciato due magistrali del Tribunale e della Procura di Torino, per cui si è creato contro di lui la nomea di nemico del regime istituzionale, e non solo.  

Infatti il prof. SCASSA è stato per due anni circa – dal luglio 2015 al maggio 2017 – sottoposto ad un’incredibile rappresaglia da parte del procuratore generale della Repubblica di Torino dr. MADDALENA e dal suo successore dr. SALUZZO, per il fatto che egli nel 2014 si era permesso di denunciare due magistrati che avevano l’uno sollecitato e l’altro instaurato a suo carico un grottesco procedimento penale sfociato poi in un processo penale, n° 3712/14 RG, che si è concluso il 26/3/2018 con la piena assoluzione perché il fatto non sussiste per quasi tutte le imputazioni e per non aver commesso il fatto  per le rimanenti, come si legge nella sentenza n° 1328/18), in cui il giudice ha dato espressamente atto dell’incredibile circostanza -degna di una magistratura da repubblica delle banane – che l’imputato era stato confuso con ben sei persone a lui del tutto estranee (un signore di quasi 20 anni più giovane di lui e molto più basso di lui, un altro di quasi 30 anni più anziano, un deceduto, un sottufficiale della GdF, un muratore in cassa integrazione, un ulteriore sesto personaggio). Insomma l’ing SCASSA era stato vittima di uno strabismo non proprio di Venere, ma giudiziario. Non solo, ma la sentenza di condanna di una terza persona, a seguito della quale il professore era stato indagato nel febbraio 2014 con l’apertura del proc. pen. n° 3712/14 RG a suo carico era una sorta di farsa, per la quantità di strafalcioni nella ricostruzione arbitraria di fatti contraria alla verità fattuale in atti, e basata per giunta sulle dichiarazioni di un certo sig. Reale, che si spacciava per avvocato e notaio, era stato giudice onorario e nel medesimo 2014 risultava privato di tutti gli incarichi di tutore e amministratore di sostegno conferitigli con cornucopia dal  Tribunale in quanto accusato di aver letteralmente depredato i suoi assistiti per cifre dell’ordine di milioni di euro. 

La Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino, in data 10/7/2015 emetteva infatti il provvedimento prot. n. 4388/EC/15, le cui motivazioni mai sono state rese note all’ing. SCASSA, nonostante sue richieste reiterate in tal senso. che prevedeva un “accompagnamento” coatto del professore da parte dei carabinieri ad ogni suo ingresso in Tribunale, dal momento dell’entrata fino a quello dell’uscita.  Esattamente come nel caso del sig. Josef K di Kafkiana memoria, l’ing. SCASSA – lo si ribadisce – non ha mai conosciuto la ragione ufficiale di questo criminale provvedimento intimidatorio preso ai suoi danni, pur essendo egli un incensurato cittadino, laddove ogni giorno entrano tranquillamente cittadini pluricondannati a ben oltre 10 anni di reclusione in attesa del pronunciamento definitivo della Cassazione.  Nessun dubbio invece residua sulla ragione reale dell’umiliante ed angosciosa misura assunta nei suoi confronti, come ebbe a confermargli un magistrato amico, integerrima persona, ovvero che vi era stata una pacifica ritorsione contro di lui, assunta dalla Procura Generale per compiacere i due magistrati denunciati: l’obiettivo era di farlo apparire un delinquente a priori. In base al criptico “provvedimento” Il prof. SCASSA poteva recarsi in tribunale soltanto a condizione – incredibili dictu! – di essere in possesso di “validi motivi”, ma doveva sottostare alle forche caudine: in quelle condizioni ha assistito al suo processo penale ed alla causa civile per il risarcimento del danno derivatogli dal mobbing subito. La dr.ssa MANCINELLI era perfettamente  a conoscenza dell’ostilità della Procura di Torino contro l’ing. SCSSA e del provvedimento di accompagnamento coatto con i carabinieri (poi cancellato spontaneamente dal PG dr. SALUZZO quando l’ing. SCASSA si è rivolto alla Cassazione chiedendo la rimessione ex art 45 cpp, ovvero lo spostamento del suo processo ad altra sede) e questo fatto può aver agevolato l’emissione della scandalosa  sentenza n° 767/2016 che puzza di corruzione lontano un chilometro.

I giudici dr.ssa MANCINELLI del 1° grado e la dr.ssa MARIANI, relatore e presidente della Corte d’Appello hanno rigettato la richiesta risarcitoria del prof. SCASSA in queste condizioni di intimidazione, certamente fortemente condizionati da questa fama di losco figuro che un criminale provvedimento aveva appiccicato al prof. SCASSA:  di certo sono stati impartiti al Palazzo di Giustizia ben precisi ordini di scuderia per rovinarlo, cui i due magistrati zelanti hanno dato seguito con le loro  allucinanti sentenze. E’ scattato un mostruoso spirito di casta. 

Come se non bastasse, il piatto forte del MIUR nella costituzione e risposta nella causa civile era la sottolineatura del fatto che il prof. SCASSA aveva  dal 2014 creato il blog  www.macelleriagiudiziaria.com in cui raccontava la sua odissea giudiziaria nel processo penale che stava affrontando, e che – come si  visto – si è conclusa con il suo pieno proscioglimento.  E a questo blog rimandiamo i lettori per un approfondimento di un’altra allucinante vicenda giudiziaria.

Non possono infatti davvero non venire in mente le parole dell’ex Procuratore aggiunto di Roma Nello ROSSI, il quale apertis verbis  afferma che esiste un affarismo giudiziario da lui qualificato in questi precisi termini: “La criminalità del giudiziario è un segmento particolare della criminalità dei colletti bianchi. Una realtà tanto più odiosa perché giudici, cancellieri, funzionari e agenti di polizia giudiziaria mercificano il potere che gli dà la legge” (cfr Emiliano Fittipaldi, Le toghe sporche. La corruzione passa per il tribunale. Tra mazzette, corruzione e regali, L’Espresso del 29/4/2014).

Senza dimenticare la recente dichiarazione del Presidente della Cassazione Giovanni Canzio che ha dichiarato: “«Il 99% dei magistrati italiani ha una valutazione positiva. Questa percentuale non ha riscontro in nessuna organizzazione istituzionale complessa». Affermazione che possiamo tranquillamente integrare precisando che il 99% dei magistrati ha valutazioni estremamente lusinghiere: circostanza assurda alla luce dei casi, conosciuti e non, dal grande pubblico di clamorosa mala giustizia e che suona anche come presa in giro dei magistrati bravi, che si vedono accomunati nella valutazione a colleghi scalzacani. Quasi che il più alto magistrato italiano abbia voluto certificare l’esistenza di una vera e propria Casta giudiziaria che si autocertifica come eccellente senza rendersi conto di essere semplicemente un organo autocratico, al di fuori di ogni controllo, con infinite forme di violenza in danno dei cittadini che hanno dovuto subire le aggressioni di magistrati tanto temuti, quanto talora absit iniuria verbis – ridicoli al limite del fantozzianesimo per il loro modo gravemente illogico di sentenziare o di condurre le indagini. Il tutto con lo scudo protettivo rappresentato dall’autodiachia di cui gode la Magistratura.

Accuse che furono state fatte proprie anche dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Ancona, Nello DRAGOTTO, che, dopo aver sbertucciato  per anni su un suo proprio blog sentenze dalle motivazioni idiote, ha infine gettato la toga alle ortiche.

Per tacere dell’incredibile vicende del giudice dr.ssa Cecilia CARRERI, il GIP di Vicenza che nel 2005 già chiedeva le imputazioni di ZONIN – potente presidente della Banca Popolare di Vicenza, protagonista di un clamoroso crack dieci anni dopo –  che la Magistratura ha indotto al licenziamento. La dr.ssa CARRERI nel 2018 quando la sua richiesta di reintegro nella funzione giudicante venne respinta dal CSM, ebbe a scrivere:  Vorrei dedicare questa giornata – il 21 giugno – a tutti i magistrati eliminati perchè avevano fatto il loro dovere. Ne ho conosciuti molti, alcuni eliminati fisicamente, altri privati illegalmente della loro toga. E’ la stessa cosa… Le mie dimissioni sono nulle, e lo sanno. La motivazione è stata segretata per paura del giudizio della gente e dei giornalisti. Trionfano così le illegalità, le ingiustizie, la criminalità. Ora mi ritiro a vita privata e chiedo il silenzio per rispetto degli oltre dieci anni di persecuzione e sofferenza che ho subito per aver fatto il mio dovere di magistrato”. Vicende che sono raccontate nel libro “Non c’è spazio per quel giudice” , Mare Alto Editore, la cui  lettura ci informa sull’esistenza di una maggioranza di gudici ed inquirenti che sono vera e propria spazzatura

Di certo i giudici della causa risarcitoria per mobbing intrapresa dal prof. SCASSA hanno scritto un’autentica pagina nera per la cosiddetta giustizia, che è di fatto una vera lesione della reputazione per i magistrati onesti, che pure ancora esistono a fianco di quelli che abusano impuniti del potere loro concesso in Italia come in nessuna altra parte del mondo, per distruggere con la galera e soprattutto economicamente i cittadini che si oppongono ai mandarinati che gestiscono le istituzioni o ai potenti di turno.

La criminale sentenza n° 767/2016 della dr.ssa MANCINELLI –  cui era ben noto il predetto provvedimento della Procura Generale – afferma infatti che le 4 vittorie giudiziarie del prof. SCASSA non significano di per sé che egli sia stato vittima di mobbing. Il tutto nonostante la presenza di 23 documenti di falsi – di cui infra – prodotti dal binomio USR – sig.a CONCATI.  Il giudice, con argomentazioni raccapriccianti, sostiene in fondo tre cose: 1)  non è detto che il prof. SCASSA avesse ragione anche se ha vinto quattro processi, perché è possibile che le controparti si siano difese male, in quanto nelle cause di lavoro i giudici avevano rilevato che il MIUR negli atti difensivi non aveva motivato il fondamento delle sanzioni disciplinari ( e ben si capiva il perché, avendo il prof. SCASSA fornito prove irrefrangibili della verità delle gravi censure da lui mosse alla direzione della scuola); 2) l’ing. SCASSA si è impicciato del malfunzionamento dell’istituto BECCARI e non si è fatto praticamente “i cazzi suoi”, per utilizzare il lessico di un noto ex senatore della Repubblica (se gli mancavano i macchinari per le esercitazioni pratiche delle discipline meccaniche che insegnava o se questi erano collocati in padiglioni a rischio esplosione, avrebbe dovuto tacere e preoccuparsi degli affari suoi: idem se non gli andavano bene i taroccamenti degli esami di Stato);  3) le minacce e le umiliazioni subite dal professore, nonché le sanzioni disciplinari contro il prof. SCASSA adottate da MIUR e la querela calunniosa della sig.a CONCATI erano la logica ritorsione  contro la sua azione di ficcanaso e il suo protagonismo, che lo spingeva ad assumere un ruolo ispettivo che non gli competeva. A tal punto ha saputo spingersi una sentenza criminale!!!!

Scrive infatti la dr.ssa MANCINELLI con perfetta mentalità mafiosa:

“Altrettanto irrilevanti sono le questioni dei presunti “scandali” dell’aula informatica, dell’impianto molitorio, e dei verbali del Dipartimento di meccanica, in relazione ai quali non vi è stato alcun tipo di pregiudizio subito dal prof. SCASSA”

Il ricorrente non fa mistero, sin dall’inizio di un corposissimo ricorso (65 pagine), di essersi approcciato con il nuovo ambiente lavorativo animato dalla forte determinazione a esercitare un vaglio di correttezza dell’operato della dirigenza scolastica (si legge infatti a pagina 2: “il docente, sin dall’inizio del rapporto di lavoro, ebbe modo di constatare delle gravi irregolarità gestionali, poste in atto dalla dirigente scolastica Alma Concati Troni (…) Pertanto il medesimo, turbato e infastidito dalla frequenza delle stesse, complice anche il clima di diffusa omertà da parte di molti altri docenti, ha mosso svariate censure alla gestione della preside, indicando con precisione fatti e circostanze in cui si sono concretizzati gli illeciti di cui è venuto a conoscenza”).

Forte è la suggestione, alimentata dallo stesso ricorrente, che le condotte da lui ritenute prevaricatorie possano essere state poste in essere al fine di liberarsi di un collega “scomodo” (o per ritorsione rispetto ad un, peraltro implausibile, rifiuto del ricorrente di assecondare una richiesta della prof.ssa Concati per il rilascio di una dichiarazione falsa); va tuttavia considerato che altrettanto possibile è che il Ministero (per il tramite della dirigente scolastica) si sia mosso in un’ottica difensiva rispetto agli attacchi reiteratamente ed accanitamente posti in essere, anche e soprattutto verso l’esterno, dal ricorrente: si pensi ad esempio alla denuncia per diffamazione rivolta dalla prof.ssa Concati nei confronti del ricorrente (denuncia peraltro sfociata in una sentenza di assoluzione). E che l’ostilità del ricorrente nei confronti della dirigente scolastica fosse palese e conclamata anche all’esterno emerge dal volantino presentato dallo Scassa quale candidato al Consiglio d’Istituto per l’anno 2006/2007: in esso il ricorrente vanta la propria “lista certificata come sgradita alla preside che ha paura del suo programma e cerca di intimidire” e adotta lo slogan “Manda un duro in consiglio d’Istituto … Per dire no alla malagestione dirigistica no ai gravi sprechi no alle intimidazioni no alle clientele”.

Insomma, se l’ing. SCASSA – ci spiega la giudice – è stato fedele alla propria coscienza e si è adoperato per migliorare il funzionamento della scuola, si è adoperato per ottenere le attrezzature l’insegnamento, bene hanno fatto i superiori a perseguitarlo, isolarlo, sospenderlo dall’insegnamento, mandarlo con falsa documentazione a processo. Non è stato mobbing: è stata legittima difesa.

Possiamo ben scrivere che la dr.ssa MANCINELLI va a pieno titolo ascritta come minimo quale concorrente all’associazione criminale MIUR – sig.a CONCATI : un giudice che si esprime in questi termini andrebbe radiato sena ombra di dubbio

La  giudice  MANCINELLI ha condannato l’ing. SCASSA a pagare 15.000 euro (dicasi quindicimila//00 euro) alla sig.a CONCATI di spese legali per la sola udienza di discussione, compensando le spese legali con il MIUR.  Non ha infatti ammesso l’istruttoria che aveva come scopo principale l’ulteriore puntuale smascheramento dell’incredibile fabbrica dei falsi che la preside e il MIUR hanno prodotto a mani basse e reiteratamente nei procedimenti giudiziari.

Peggio ancora ha fatto il 25/5/2017, la Corte d’Appello di Torino, V sezione lavoro – pres. e rel. Gabriella MARIANI,  – con la sentenza n°611/2017 che si è superata nell’intimidazione mafiosa ai danni del prof. SCASSA ed ha confermato con una sola veloce udienza di “discussione” la criminale sentenza MANCINELLI, nuovamente negando l’istruttoria, questa volta condannando il prof. SCASSA a pagare 15000 euro all’ex preside di spese legali e 15000 euro al MIUR.  Il prof. SCASSA è stato manganellato dalla dr.ssa MARIANI e dagli altri due consiglieri della criminale Corte che le hanno tenuto bordone con ulteriori 30000 (dicasi trentamila//00) euro da pagare per le spese legali di controparte.  

Vi sono nella sentenza n° 611/2017 della Corte piemontese nuove motivazioni  pazzesche ed ispirate ad una concezione mafiosa della giustizia e della scuola, in aggiunta a quelle già presenti nella sentenza di primo grado. 

Si ricordi al riguardo quanto scriveva Sciascia: “Se lo Stato italiano volesse davvero sconfiggere la mafia, dovrebbe suicidarsi”. Purtroppo si dà il caso che la Magistratura sia un potere dello Stato che esercita autonomamente, senza nessun controllo, la funzione giurisdizionale, per via dell’autodichia. 

Secondo la migliore scuola mafiosa, muta è stata la Corte d’appello di Torino, V sez lavoro,  con la sentenza n° 611/2017 del 25/5/2017 in merito al preciso motivo d’appello costituito dalla sussistenza di mobbing conclamato ai danni del prof. SCASSA per via della produzione negli atti giudiziari dei quattro processi civili e penali di ben 23 – dicasi VENTITRE’-  documenti falsi da parte dell’ex preside CONCATI e dal MIUR, come attestano le 4 sentenze che lo avevano visto vittorioso.

La Corte, dopo aver esposto i motivi d’appello del ricorrente n. 3 e n. 4, afferma espressamente a pag. 14, ultimo capoverso, che “Il terzo ed il quarto motivo di appello possono essere esaminati congiuntamente”, ma poi la Corte fa seguire una motivazione che tratta esclusivamente il motivo n. 3 dell’atto di impugnazione  e dimentica clamorosamente di affrontare il punto 4, motivo dell’appello relativo per l’appunto  all’ampia mole di falsi prodotti dal MIUR e dalla CONCATI

La Corte, dunque, si è disinteressata completamente della falsità documentale lamentata dal prof. SCASSA circostanza che rendeva eclatante il mobbing subito dal professore.

Ovviamente il clamoroso mancato pronunciamento della dr.ssa MARIANI sulla falsità documentale copiosamente riversata in atti – che era  stato oggetto di un ben preciso motivo di impugnazione della sentenza di 1° grado da parte del prof. SCASSA – ha consentito  ad un giudice ipomentale o complice di non riconoscere quella che era stata una clamorosa pianificazione del mobbing da parte del MIUR e del suo preposto, ossia della dirigente scolastica CONCATI.

Se due soggetti criminali come la dirigenza del MIUR a livello di Sovrintendenza Regionale del Piemonte (USR) e della dirigente scolastica sig.a CONCATI producono reiteratamente ai giudici ben 23 documenti falsi materialmente ed ideologicamente nell’arco di 10 anni – dal 2008 al 2017 -contro il prof. SCASSA per evitare che la magistratura accerti l’infondatezza assoluta delle sanzioni disciplinari con cui avevano colpito mafiosamente il prof. SCASSA, sospendendolo dall’insegnamento per 40 giorni, e per ottenere la condanna e quindi la galera per il docente facendolo imputare di diffamazione a mezzo stampa ex art 595 cp comma 1,3  (reato per cui è prevista una pena di tre anni di reclusione) a che cosa miravano se non a porre in atto una mostruosa strategia di mobbing?

Davvero allucinante il passaggio cruciale delle motivazioni a pag. 14 della sentenza n° 611/2017 in cui si legge:

“L’appellante focalizza la sua attenzione in particolare sui procedimenti disciplinari le cui sanzioni sono state annullate con sentenze del Tribunale di Torino n. 44489/09 e n. 294/11, confermata dalla sentenza della Corte di Appello n. 558/12, nonché sulla sentenza di proscioglimento perché il fatto non sussiste resa dal Tribunale Penale di Roma n. 6584/13 in data 3.4.2013 relativa alla denuncia per diffamazione presentata contro di lui dalla dirigente Alma Concati.

Quanto ai primi, non trattasi di provvedimenti disciplinari reiterati dai quali possa ricavarsi, per la loro continuità, il carattere persecutorio o vessatorio, ma di comportamenti episodici, due sanzioni irrogate l’una il 4.7.2008 e la seconda il 18.2.2009, alle quali l’appellante ha reagito tutelando le proprie ragioni anche in sede giudiziaria e ottenendone la revoca …. Inoltre dall’annullamento delle sanzioni disciplinari non può farsi derivare necessariamente un comportamento mobbizzante” (pagg 15-16).

La dr.ssa MARIANI, presidente e relatrice della sentenza della Corte d’appello di Torino n° 611/17, finge di non comprendere come, in base al CCNL del comparto scuola, la susseguenza di tre sanzioni disciplinari in un breve arco di tempo sarebbe stata sufficiente per far scattare un licenziamento, e peggio ancora sarebbe successo con la presenza di due sanzioni e una condanna penale per diffamazione ai danni di una preside (per aver lesso l’immagine della scuola oltre che della dirigente, come recitava il capo d’imputazione), che magari avrebbe portato anche in carcere il professore: ipomentalismo o esercizio  sfrenato dello strapotere di cui gode e certezza dell’impunità di cui sa nei fatti di poter godere la giudice di secondo grado?  Oppure dobbiamo pensare a corruzione in atti giudiziari per la mancata concessione dell’istruttoria reiteratamente invocata nei due gradi di giudizio da parte del ricorrente, che avrebbe conclamatamene consentito di accertare una prolungata criminale produzione di falsità documentale ai giudici da parte del binomio USR del Piemonte – sig.a CONCATI volta all’attuazione di un piano persecutorio di mobbing, perdurato anni ed anni?

In merito al processo penale presso il Tribunale di Roma subito dal ricorrente la sentenza n° 611/2017 della Corte d’appello di Torino argomenta poi con bastardaggine e sfacciataggine archetipiche, infoiata in un feroce pregiudizio contro il docente:

“La sentenza ha una valenza limitata a verificare la veridicità delle notizie, ritenute lesive della reputazione di Alma Concati, diffuse nel comunicato stampa inviato via internet all’USR del Piemonte, al MIUR e a molte testate giornalistiche, ma da ciò non può trarsi quale automatica conseguenza l’esistenza del mobbing. Deve pertanto escludersi, alla stregua di quanto accertato in giudizio che sia ravvisabile una molteplicità di comportamenti posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il lavoratore. Nella fattispecie ritiene il Collegio che siano emersi comportamenti di sicura reciproca incomprensione ed incompatibilità tra l’appellante, la dirigente scolastica e alcuni suoi colleghi, che hanno dato origine ad iniziative contrapposte di entrambe le parti, l’amministrazione scolastica e il docente.”(pagg. 17-18)

Incredibilmente, con gli occhi foderati di pelle di salame, la dr.ssa MARIANI se ne è completamente fregata di quanto aveva sentenziato la medesima Corte d’Appello di Torino che aveva confermato come tutte le accuse – gravissime – mosse dal prof. SCASSA – alla ex preside CONCATI fossero assolutamente veritiere. Scriveva infatti, come già si è detto,  la ripetutamente qui citata sentenza n° 558/12 della Corte che di  Torino che rigettava nel maggio 2012 il ricorso del MIUR che aveva impugnato la sentenza n° 294/11, con cui era stata cancellata la seconda sanzione disciplinare inflitta all’ing. SCASSA di 35 giorni di sospensione dall’insegnamento e due anni di blocco degli aumenti di stipendio:

“Quanto, poi, al comunicato stampa rilasciato dal prof. Scassa il 13.6.2008 contenente una serie di circostanziate denunce in merito a varie irregolarità verificatesi all’Istituto Beccari, il Tribunale rileva che l’affermazione del Ministero secondo cui le esternazioni del ricorrente “trascendono il legittimo esercizio del diritto di critica” è apodittica e potrebbe essere condivisa solo qualora quanto affermato dal prof. Scassa risultasse falso; valutata la fondatezza dei rilievi mossi dall’Amministrazione a ciascuna delle dichiarazioni contenute nel comunicato stampa del prof. Scassa (erroneità dei certificati nei diplomi di maturità, falsa certificazione delle ore di laboratorio, distruzione dell’impianto di molizione, distruzione del laboratorio e costruzione al suo posto di un bar, mala gestio di denaro pubblico, distruzione di un’opera di carpenteria metallica, mancanza di sicurezza per gli studenti, irregolarità nel collegio docenti, mancanza di continuità didattica, mobbing, intimidazioni a docenti), il Giudice di primo grado conclude che tutto quanto riferito dal ricorrente è risultato rispondente a verità; conseguentemente, le contestazioni disciplinari non sono provate e la sanzione disciplinare irrogata deve essere annullata”.

Dunque, è provata la veridicità delle accuse di maggior rilievo mosse dal prof. SCASSA alla gestione della Prof.ssa CONCATI (non essendo state scrutinate in giudizio le altre perchè non oggetto di imputazione) e sono comprovate le falsità documentali prodotte dalla stessa così come emergente dalle sentenze sopra richiamate e, conseguentemente, in ossequio al principio di cui all’art. 2909 c.c. tale definitivo accertamento deve essere ritenuto intangibile in quanto le parti dei processi civili e penali che videro vittorioso l’ing. SCASSA per 4 volte, erano le medesime da lui citate in giudizio con il ricorso per il risarcimento dei danni da mobbing. E l’art. 2909 cc  statuisce che: “L’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato [324 c.p.c.] fa stato a ogni effetto tra le parti”.

Le sanzioni disciplinari emesse dall’USR MIUR su forte impulso del DS sig.a CONCATI, erano dolose, ed altrettanto lo era la denuncia querela della sig.a CONCATI contro l’ing. SCASSA, posto che costei non poteva non sapere che le condotte attribuitele e censurate dall’ing. SCASSA nel comunicato stampa, identico oggetto della seconda sanzione disciplinare e della querela stessa, erano veritiere come accertato dalla sentenza n° 6584/13 del Tribunale di Roma, e come già due anni  prima avevano accertato le sentenze n° 294/11 del Tribunale di Torino e la sentenza n° 558/12 della Corte d’appello di Torino

Ne consegue che certamente il prof. SCASSA ha subito un danno dalle sanzioni disciplinari, che sono state annullate con sentenze passate in giudicato emesse dall’USR del Piemonte – MIUR e dalla denuncia per diffamazione della sig.ra CONCATI che ha concorso in modo determinante – a livello di impulso originario e di produzione della documentazione falsa – all’elaborazione delle predette sanzioni disciplinari.

IL prof. Saverio CARUSO (doc. n°69), medico legale di comprova esperienza, ha certificato che il professor SCASSA è affetto da “Disturbo post traumatico da stress cronico e grave” (DSM IV), determinato dalle percosse psichiche subite, dai colpi morali che hanno prodotto reazioni organiche importanti, a causa di quanto ha dovuto subire in ambito lavorativo, ed ha precisato: “tra tutti i casi capitati alla mia osservazione quello subito dal prof. Scassa è singolare per Violenza, Intensità (sospensioni dall’insegnamento + blocchi dello stipendio) e Durata (dal 2006 al 2013)”

La sentenza n° 611/2017 della Corte d’Appello per la causa risarcitoria è dunque una violenta ritorsione della parte marcia del Sistema contro il prof. SCASSA

In totale, considerati i due gradi di giudizio, il prof. SCASSA deve versare di 45.000 euro  (dicasiquarantacinquemila//00) ai criminali falsari USR del Piemonte – MIUR e Alma CONCATI a titolo spese legali per due – dicasi due – udienze in tutto.

Costoro l’hanno perseguitato e, secondo il diffuso sentire di chi è a conoscenza dei fatti, i due soggetti si sono letteralmente comprate le sentenze, essendo pacifico che due procedimenti disciplinari di sospensione dall’insegnamento per 40 giorni – corroborati da 23 documenti falsi prodotti ai giudici – ed una denuncia per diffamazione presentata dalla ex preside CONCATI con i medesimi 23 documenti falsi a sostegno,  sono certamente non errori emendabili in sede giudiziaria, ma autentici reati, vere ed autentiche bastardate operate da spregevoli delinquenti per liberarsi di un docente scomodo che si cerca ora di distruggere anche con una pesante stangata economica, comminata con il pacifico concorso di giudici probabilmente corrotti o insani mentalmente, di certo calpestatori di quella stessa legge che dovrebbero applicare.

Il prof. SCASSA è infatti un docente veramente scomodo per il Sistema.

Nel passaggio dell’intervista sottostante egli spiega la farsa dell’esame di Stato con percentuali di ammessi  e di promossi davvero bulgara, ed invano ha invitato più volte la magistratura a porre fine alla colossale falsificazione di atti amministrativi rappresentata dalla maturità, operata per tener buono il popolino italiano ai cui figli regala volentieri un diplomino spesso inutile, e che è davvero una sorta di pezzo di carta da cesso nella maggioranza dei casi: ecco perché, nonostante il territorio nazionale sia disseminato di scuole tecniche e professionali, e la percentuale di giovani diplomati sul totale sia elevatissima, i disoccupati beneficiati dal reddito di cittadinanza , pur essendo nella stragrande maggioranza in possesso di diploma di scuola media superiore, dovranno seguire corsi di  formazione: infatti le scuole medie superiori che hanno frequentato non hanno impartito loro alcuna formazione, per una complessa serie di motivi, che ricomprendono certamente fatti simili ai gravi scandali denunciati dall’ing. SCASSA.

 

Qui di seguito trovate  le 4 sentenze hanno visto l’ing. SCASSA vincitore in sede civile e penale contro il MIUR ed i suoi dirigenti locali del Piemonte, ai vari livelli, da dirigente scolastico in su. 

Del pari viene riportata pure, con riferimento alla causa lavoristica intentata nel novembre 2014 dall’ing. SCASSA per mobbing (per danno biologico, danno morale ed esistenziale, ex art. 32 Cost. e dell’art. 2087 c.c., ex artt. 2043 e 2059 c.c.,, nonché per danno da perdita di chance ex art. 2056 c.c.) la scandalosa sentenza del Tribunale di Torino di 1° grado n° 767/2016, pubblicata il 06/06/2016, a firma  dr.ssa MANCINELLI e la parimenti scandalosa sentenza della Corte d’Appello di Torino, n° 611/2017, pubblicata il 21/7/2017. 

Ma che scherziamo? Cercano di licenziare a suon di sanzioni disciplinari e di processi un docente scomodo – che ha sputtanato in pubblico una scuola da rottamare – producendo 23 documenti falsi e mi venite a dire che non è mobbing?

Veramente più che dinnanzi ad una Corte territoriale di giustizia è sembrato di ritrovarsi di fronte ad una corte dei miracoli, gli assembramenti di ladri nei quartieri cittadini in Francia nel 600. La sentenza della Corte d’Appello di Torino non è una sentenza, ma un’insalata di parole dietro le quali si è cercato di nascondere un preciso ordine di scuderia di colpire, anche se è possibile che l’arcano sottostante possa avere più di una paternità.

Si badi bene che si tratta della medesima Corte d’appello che soltanto 5 anni prima, con la sentenza n° 558/12 aveva rigettato il ricorso del MIUR contro la sentenza n° 294/11 con cui il Tribunale di Torino aveva annullato la sanzione disciplinare di 35 giorni di sospensione dall’insegnamento per il comunicato stampa romano del prof. SCASSA del 13/8/2008, esprimendosi con termini durissimi contro la falsificazione documentale operata dal MIUR ed elogiando il coraggio civico del professore nel denunciare pubblicamente senza paura la malagestio della scuola.

Forse esiste per davvero nella magistratura una componente marcia, tesi che ha fatto propria anche l’ex Procuratore aggiunto di Roma Nello ROSSI, come si è visto, il quale aveva apertamente descritto che La criminalità del giudiziario è un segmento particolare della criminalità dei colletti bianchi. Una realtà tanto più odiosa perché giudici, cancellieri, funzionari e agenti di polizia giudiziaria mercificano il potere che gli dà la legge”  (cfr Emiliano Fittipaldi, Le toghe sporche. La corruzione passa per il tribunale. Tra mazzette, corruzione e regali, L’Espresso del 29/4/2014).

Impossibile  spiegare questo scandalo scolastico – giudiziario  soltanto con il fatto che una parte della magistratura è stata davvero male selezionata, sia a livello di capacità intellettuali dei singoli, sia della loro carica etica. 

Per non voler ricordare le parole dell’ex vice ministro della Giustizia Enrico Costa il quale, con riferimento alle vittime accertate di errori giudiziari – del tutto verosimilmente piccola parte sul totale di quanti hanno subito torti per opera di magistrati – afferma che “i numeri non possono essere considerati fisiologici, ma patologici”.

Oltretutto – aggiungiamo noi – non si può sottacere il fatto che i concorsi per l’accesso alla magistratura sono stati spesso delle vere barzellette, come ampiamente documentato dal caso dell’avvocato Piepaolo BERARDI, che è divenuto anche oggetto di un libro del Prof. Cosimo Lorè, pubblicato da Giuffrè, in cui si descrivono compiti di candidati non corretti, candidati che conoscevamo in anticipo la prova e che tuttora sono magistrati in servizio, signori insomma specializzati più che in diritto in corruzione della giustizia

Per la serie “La terra dei Cachi”….

Segue una cronistoria dei fatti e l’esposizione di passi salienti delle sentenze

La sentenza n° 4489/09 del Tribunale di Torino del 6/11/2009

/sentenza dr.ssa PALIAGA/

 

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