LA STORIA DEL MIO “T.S.O. = TRATTAMENTO SCOLASTICO OBBLIGATORIO”

Angelo SCASSA, ingegnere meccanico, docente di ruolo da 28 anni di scienze e tecnologie meccaniche (già discipline meccaniche e tecnologia) ex concorso ordinario a cattedre del 1999 negli ITIS ed IPSIA torinesi

Sono un ingegnere professore di ruolo di discipline meccaniche, attualmente docente presso l’ITIS Avogadro, dopo un quadriennio all’IPSIA Plana di Torino, ed ho insegnato dal 2001 al 2009 presso l’istituto professionale statale “Jacopo BECCARI” di via Paganini 22 a Torino, che costituisce una realtà dimensionalmente importante nel panorama della scuola in Piemonte con i suoi oltre 1.000 allievi, comprendente due indirizzi: uno per tecnici dell’industria molitoria e dolciaria e l’altro alberghiero.

Mobbizzato pesantemente da una preside ho alla fine, dopo lunga resistenza, vista anche l’inedia ed ostilità di certi personaggi dell’Amministrazione Scolastica, cambiato aria, chiedendo il trasferimento ad altra scuola. E’ noto infatti che per ottenere giustizia in Italia occorre essere degli eroi per i tempi infinitamente lenti di molti organi della macchina giudiziaria, che talora rendono vani la serietà, l’impegno e la preparazione di certi giudici combattivi e per ben note storie di evidente corruzione e combine, di cui si è scritto, che partoriscono o sentenze “scandalose” o archiviazioni disposte dai GIP che sono autentiche “insabbiature di reati”

Sono uno dei pochi docenti italiani punito disciplinarmente dal MIUR per aver denunciato gravi fatti gestionali della scuola in cui insegnavo: lo feci in una conferenza stampa che tenni nel giugno 2008 in Piazza Montecitorio a Roma.

Punito anche con altra sanzione disciplinare per aver consentito anche a studenti maggiorenni di esercitare il sacrosanto diritto allo sciopero contro le condizioni terzomondiste della scuola che frequentavano e le cervellotiche decisioni dell’allora dirigente scolastica, Alma CONCATI.

Pochi perché i docenti hanno paura e tacciono, difendendosi semmai con la richiesta di trasferimento ad altri istituti, come bene aveva documentato anni fa la Fondazione Agnelli di Torino

In primo piano denunciai gravi criticità per la sicurezza di alcuni laboratori ed impianti della scuola con oggettivo rischio di esplosione che avrebbero potuto costare la vita ad intere classi di studenti che li frequentavano.

Poi evidenziai un danno erariale che sfiorava il milione di euro, per la rottamazione di un impianto indispensabile per le esercitazioni pratiche degli studenti previste curricularmente per tre ore la settimana nelle classe quarte e quinte per la disciplina “Impianti di produzione”, che comprendeva anche altre due ore settimanali di lezioni teoriche

Infine denunciai lo scandalo del taroccamento sistematico dei crediti scolastici che venivano rigonfiati. Insomma i diplomi che attestavano il superamento dell’esame di maturità certificavano autentiche falsità, tra cui anche .

Per quella stessa conferenza stampa sono stato persino processato a Roma dopo ulteriore denuncia della Signora CONCATI del luglio 2008: processato senza essere stato praticamente indagato, rinviato a giudizio direttamente dal PM nel cui fascicolo, quali mezzi probatori dell’accusa campeggiavano per l’appunto i due decreti disciplinari pluriannullati dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Torino. Sono stato processato per il contenuto di quel comunicato stampa oggetto anche di una pesante sanzione disciplinare inflittami dal MIUR e ne sono uscito assolto con formula piena ex art 530 cpp comma 1-2.

In precedenza mi ero pure reso reo di aver consentito a studenti maggiorenni di scioperare ed ero già stato sanzionato disciplinarmente una volta.

Complessivamente mi sono stati comminati – con due decreti punitivi – 40 giorni di sospensione dall’insegnamento sciopero ed il blocco degli aumenti di stipendio per tre anni, il che avrebbe significato un danno economico stimabile complessivamente negli anni pari a 22.000 euro.

Punito senza essere mai stato ascoltato dall’amministrazione scolastica schierata in difesa della preside.

Entrambi i decreti disciplinari sono stati annullati dal Tribunale di Torino, sez V del Lavoro

Il primo decreto sanzionatorio, quello riguardante il rispetto del diritto di scioperare da parte degli studenti, è stato annullato dalla sentenza n° 4489/09 del Giudice dott.ssa PALIAGA del 31/12/2009, passata in giudicato. Nel 2008 sono stato sospeso per cinque giorni dall’insegnamento, in quanto “colpevole” di aver consentito nell’ottobre 2006 tre giornate di sciopero a studenti maggiorenni delle classi quinte in protesta contro il sabato scolastico, che – come da tradizione – era stato dal collegio docenti confermato libero dalle lezioni e contro la permanente indisponibilità delle aule informatiche ed il grave stato di vetustà del laboratorio di meccanica, nei fatti inesistente, in quanto costituito da vetusti macchinari databili forse soltanto con il medio del radiocarbonio ed in ogni caso tutti sfasciati e tali da costituire una sorta di preseppe meccanico, con cordini e cinghie di pantaloni per la trasmissione dell’energia meccanica tra le pulegge in legno tarlato con motori elettrici rotti o a rischio di folgorazione; oltre a frigoriferi recuperati dal cassonetti dell’immondizia, come si può ammirare nel sottostante file

Il secondo, relativo alla conferenza stampa tenuta in piazza di Monte Citorio a Roma, viene annullato con sentenza del 31 gennaio 2011 n° 294/11, emessa dal dr. Mauro MOLLO dello stesso Tribunale; respinto anche il ricorso del MIUR avverso la sentenza del dr. MOLLO con sentenza della Corte d’Appello n° 558/12 dell’8 maggio 2012.

Peraltro, nonostante la difesa da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale del MIUR dell’operato della preside mediante presentazione di documenti falsi che lo stesso giudice di primo grado dr. MOLLO ha riconosciuto tali, incredibilmente questa sentenza è stata appellata, con la produzione di ulteriori falsi documenti. E ne è seguita un’altra mia vittoria anche in Corte d’Appello, come si è visto. Poi la sentenza è passata in giudicato in quanto i burocrati dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte – MIUR, alleati della preside, non hanno avuto l’impudenza di far ricorso in Cassazione.

 La mia vicenda è davvero paradossale.

Mai i burocrati dell’amministrazione locale della Pubblica Istruzione hanno proceduto in quel periodo contro le migliaia di docenti che, nelle scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari alle università, scioperavano contro il decreto legge 137 della Gelmini e manifestavano con slogan anche gratuitamente offensivi.

La preside Alma CONCATI mi ha accusato di aver provocato addirittura interruzione di pubblico servizio e di violenza privata: secondo lei avrei dovuto trattenere forzatamente dei maggiorenni che protestavano di santa ragione.

Ha richiesto un’ispezione durante la quale ragazzi palesemente impauriti hanno invece semplicemente ed unicamente dichiarato che “abbiamo scioperato perché il 25 ottobre durante la lezione il prof. SCASSA ha dichiarato che potevamo fare sciopero …Il professore ci ha così influenzato ed abbiamo deciso di scioperare”

L’amministrazione scolastica mi considerava reo dunque di aver ricordato a cittadini maggiorenni elementari loro diritti civici, compreso quello di protesta contro le porcherie del loro istituto.

Sembrava che non solo dovesse essere cancellato il diritto di sciopero, da decenni riconosciuto agli studenti per estensione di quanto prevede la Costituzione – come espressamente riconosceva Tullio DE MAURO, ministro dell’Istruzione nell’ultimo governo Amato – ma si volesse tornare ad un clima intimidatorio superato persino dal vecchio Codice Zanardelli. E pensare che durante uno dei tre scioperi, avevo tenuto lezione davanti all’ingresso dell’istituto per venire incontro agli studenti di una classe quinta che volevano, in tal modo, dare visibilità alla loro protesta e dimostrarne al contempo il carattere non pretestuoso del loro sciopero.

Appare evidente che la decisione di punirmi da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale era legata sia alla precisa volontà di appoggiare una preside amica – che ha goduto di evidenti spudorate protezioni – sia alla volontà di colpire un docente scomodo, incompatibile con la tradizione di leccapiedismo dell’istruzione secondaria statale qui in Piemonte. E’ questo è l’aspetto più grave di tutta la vicenda: gli infedeli dirigenti dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte sono rimasti tutti al loro posto, o se ne sono andati tranquillamente in pensione. i loro nomi meritano di essere elencati come quelli di dirigenti infedeli del Ministero: Rossana PESSANO, Antonino MEDURI, Concetta PARAFIORITI

Quest’ultima si è resa protagonista di un nuovo recente provvedimento disciplinare contro il prof. SCASSA sospendendolo dall’insegnamento il 5/1/2024 per un giorno dall’insegnamento con blocco degli aumenti di stipendio di una anno per aver espresso privatamente alla sig.a Paola DE FAVERI, DS del Liceo Classico Alfieri il proprio punto di vista sul suo operato e sulla gestione della scuola dove lo stesso docente si era diplomato in anni oramai lontani, quando quel liceo era ancora un istituzione seria e non indotta nelle condizioni attuali. Lo spunto era nato da una cervellotica decisone della DS di togliere tre giorni di retribuzione al prof. SCASSA perché durante un periodo di malattia di tre giorni non sarebbe stato reperito dal medico fiscale all’indirizzo indicato dall’insegnante alla scuola, ovvero la propria residenza, dove invece egli era stata stato in quei tre giorni. .

La dirigente Concetta PARAFIORITI dell’USR del Piemonte ha sanzionato il prof. SCASSA ritenendo che una corrispondenza privata tra due soggetti potesse implicare il reato di diffamazione. Siamo alla follia pura, alla vendetta spietata – era stata lei ad accusare il prof. SCASSA di avere costretto gli studenti delle classi quinte a scioperare nell’Atto di costituzione in Tribunale all’epoca del ricorso per l’annullamento della prima sanzione, salvo poi subito dopo precisare che “non intendeva dire che li aveva obbligati, ma che li aveva “influenzati”,: e la cosa incredibile è che il mio ricorso per l’annullamento di questa terza sanzione disciplinare è stato respinto. dall’allucinante sentenza del giudice dr. TRITTA n° 2091/2025 del Tribunale del Lavoro di Torino, che fa strame dell’art 21 della Costituzione, oltre che delle più elementari regole del diritto, tra cui quella banale che non ammette la mutatio libelli a fondamento di una qualsivoglia contestazione di addebiti finalizzata, ad esempio, ad una sanzione disciplinare. infatti la DS DE FAVERI sanzionava Il prof. SCASSA, dopo avergli mosso la contestazione d’addebiti per l’assenza alla predetta visita fiscale ed aver ricevuto una precisa risposta dal docente, mutando però successivamente la sostanza della contestazione senza però riformularla per consentire la nuova replica di chiarimenti da parte del docente, e sanzionandolo direttamente. Ovviamente il prof. SCASSA ha presentato ricorso contro questa inqualificabile sanzione economica della DS e contro il decreto disciplinare del MIM, ma il giudice dr. TRITTA, in evidente stato confusionale ovvero debitamente attenzionato dal Ministero che ha avuto nemmeno bisogno di costituirsi, lo ha rigettato con sentenza n° 2091/2025, senza nemmeno ascoltare il ricorrente sottoscritto, e nonostante si trattasse palesemente di una vendetta da parte di dirigente del Ministero, come di abbagliante evidenza. L’ing. SCASSA ha presentato ricorso in Appello per cui è fissata udienza a novembre 2026.

Qui di seguito trovate il link per la lettera di replica dell’ing. SCASSA alla DS DE FAVERI, la sanzione disinclinare della dirigente MIM Concetta PARAFIORITI, che da decenni svolge la funzione di castigamatti dei pochi docenti che hanno ancora la schiena diritta e il ricorso in appello del professore.

7 – replica 290923 a de faveri013 – Sanzione disciplinare MIM del 050124appello Scassa contro MIM

Incredibile davvero che un docente non possa nemmeno scrivere una emailpec privata alla DS che l’ha in modo pacificamente ingiusto sanzionato economicamente per alcune centinaia di migliaia di euro per un’inesistente assenza durante un periodo di malattia che non coincideva certo con quello indicato alla segreteria della Scuola e dove non vi era nemmeno il nominativo del docente a riprova della sua assoluta buona fede:

Soltanto un insegnante stolido avrebbe potuto indicare infatti alla segreteria della scuola un indirizzo di reperibilità durante un periodo di malattia in cui non esisteva nemmeno il proprio nominativo al citofono. In quel caso più che di una sanzione disciplinare, sarebbe stato meritevole di un licenziamento per mancanza di possesso dei requisiti minimi professionali e, in ogni caso di logica. A qual pro indicare come reperibilità un indirizzo al quale sarebbe stato comunque sempre irreperibile?

Sono infatti un docente coraggioso. Non ho mai avuto paura di denunciare le magagne della scuola pubblica con le toppe al sedere.

Inutili erano stati le mie precedenti segnalazioni agli organi gerarchicamente superiori della Scuola, che avevano sommerso il tutto dietro una spessa coltre di silenzio.

La Dirigente Scolastica Alma CONCATI si era difesa producendo all’Ufficio Scolastico Regionale ed alla Magistratura una valanga di documenti falsi materialmente ed ideologicamente, che l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte aveva fatto propri. Ma l’opera di falsificazione è stata fatta a grana grossa, senza un minimo tentativo di camuffamento, vero segno che le controparti MIUR – MIM ed ex DS CONCATI, erano perfettamente consapevoli di agire con le spalle ben coperte dentro e fuori dal Ministero.

Benedetto CROCE, che fu ministro dell’Istruzione nel quinto governo Giolitti, pur essendo un erudito senza pari, che dedicava tutta la sua vita allo studio della Filosofia e della Storia, quando assunse la guida del Ministero si occupò in modo minuzioso di tutti gli aspetti – compresi quelli di bassa cucina – che si verificavano: adottò anche una sorte di spending review, senza bisogno del Cottarelli di turno, e, soprattutto, assumendo drastici provvedimenti per porre fine agli sprechi. Ebbe a che fare anche con provvedimenti disciplinari. Motivo per cui non vi è dubbio che avrebbe preso a calci in culo i gerarchi estensori dei provvedimenti disciplinari contro lo scrivente e che erano chiaramente ritorsivi e mirati al soffocamento di una voce libera e coraggiosa che credeva ancora nell’insegnamento come ad un’attività seria, motivo per cui il docente doveva essere posto in condizione di svolgere il suo lavoro con le attrezzature necessarie per le esercitazioni, senza fare correre rischi gravi agli studenti, oltre a se stessi, e doveva essere posto in condizioni di partecipare serenamente agli scrutini, senza dovere assistere a sistematici brogli, e sottoscrivere falsi esiti.

il contrario esatto di quello che ritenevano quelle carogne di dirigenti che lo hanno combattuto, checché dica la sentenza della giudice dr.ssa MANCINELLI n° 767/2016, secondo la quale il prof, SCASSA si è impicciato di fatti che non lo riguardavano. Infatti per il Tribunale se l’appellante è stato fedele alla propria coscienza e si è adoperato per migliorare il funzionamento della scuola, si è adoperato per ottenere le attrezzature necessarie per l’insegnamento, bene hanno fatto i superiori a perseguitarlo, isolarlo, cercare di espellerlo dall’ambiente di lavoro. Non è stato mobbing: è stata legittima difesa.

Il 4 luglio 2008 ero stato sospeso dall’insegnamento per cinque giorni e privato degli aumenti di stipendio per un anno. Ha dovuto pensarci la magistratura del Lavoro a far piazza pulita di questa punizione schifosa.

Ho subito minacce, intimidazioni ed ingiurie assortite da parte di collaboratori e tirapiedi vari della preside.

Ho denunciato poi, con una conferenza stampa in Piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, trovandomi a Roma per difendermi dalla prima sanzione disciplinare davanti al Consiglio di disciplina per il personale scolastico, fatti gravi che comprendevano:

1) il depauperamento per circa un milione di euro di euro del patrimonio tecnologico della scuola: era stato rottamato un impianto di produzione che apparteneva oltretutto all’INN (Istituto Nazionale della Nutrizione) di Roma che lo aveva dato in comodato d’uso all’IIS Beccari di Torino, erano state sprecate decine di migliaia di euro per materiale informatico inservibile o mai consegnato.

2) Altra buffonata: era stato demolito un laboratorio di chimica per costruire il secondo bar della scuola! Per la serie: al posto del microscopio: cappuccio e brioche!

3) vi erano gravi problemi di sicurezza: gli allievi venivano spediti ad esercitarsi in laboratori a forte rischio per la sicurezza con pericolo di esplosioni, di collassi strutturali, senza via di fuga, senza collaudi statici, senza sistemi di filtraggio dell’aria. Pretendevano che io stessi in silenzio al gioco. Poi hanno chiuso tutto

4) avevo reso pubblico il taroccamento di crediti scolastici, attribuiti con errori ed in modo casuale, dietro disposizione del Dirigente Scolastico, che contribuiscono a definire il voto dell’Esame di Stato e potevano quindi risultare determinanti per la promozione. Le non meno allegre ammissioni agli esami di maturità erano decise dalla preside in prima persona, che non aveva alcun titolo per farlo, trattandosi di decisioni spettanti ai Consigli di classe

5) In una collaborazione con la SIS (Scuola Interateneo dell’Università di Torino) che organizzava i corsi per le abilitazioni ai docenti ex lege 143/2004, la preside attestava falsi tirocini su altrettanto inesistenti materie, prendendo per i fondelli anche l’Università.

6) Poi la dirigente scolastica si era sbizzarrita in tante altre cialtronate, che ricomprendevano elezioni per gli organi collegiali svolte in clima di intimidazione pesante per i candidati dissenzienti, gestione allegra delle supplenze, mobbing spudorato nei confronti di docenti che non si piegavano ai suoi desiderata

7) Un collega dissenziente, con pretesti, era stato addirittura cacciato dalla scuola. Insomma una preside (per fortuna dall’a.s. 2012-13 è andata in pensione – purtroppo – dorata, se si considerano gli sfaceli che sono stati accertati dalla magistratura da lei commessi) che ha gestito una tipografia di falsi, di volgari patacche, e, segnatamente, documenti falsi anche materialmente, non solo ideologicamente. Pavidi insegnantucoli, interrogati dalla PG come testi, disconoscevano i documenti a falsa sottoscrizione; poi, dopo qualche giorno, con fax fotocopia inviati dall’ufficio della preside, magari sotto sequestro o minacciati di perdere il cadreghino, ritrattavano.

 Alcuni dei gravi fatti elencati sono stati oggetto di interrogazioni al Senato ed in Consiglio Regionale del Piemonte (sen. ACCIARINI, i consiglieri regionali GIORDANO, BOSSUTO, BARASSI, CLEMENT, COMELLA, DALMASSO, DEAMBROGIO e MORRICONI)

 Come ho scritto, a seguito di un mio comunicato stampa in occasione di una conferenza tenuta in piazza di Montecitorio a Roma riguardante la malagestione della scuola, per i motivi sopra elencati, e di un’intervista ad un quotidiano è stato avviato nell’agosto 2008 un secondo procedimento disciplinare nei miei confronti

Tale procedimento si è concluso con la mia sospensione per 35 giorni – dal 28 febbraio al 3 aprile 2009 – dall’insegnamento, oltre al blocco degli aumenti di stipendio per due anni: condannato perché colpevole di aver “leso l’immagine dell’istituzione scolastica e della sua dirigenza”, reo di aver reso pubblico la sfascio di una “scuola”…… ma possiamo chiamarla così?

Condannato con decreto n° AOODRPI/82/ris/U Torino, del 18 febbraio 2009, senza nemmeno essere stato ascoltato.

La volontà da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale di colpire un docente che andava scoperchiando troppe gravi irregolarità gestionali in una scuola di ragguardevoli dimensioni quanto a numero di allievi è evidente. Questi burocrati – mandarini ritengono di godere dell’impunità e cercano di distruggere i pochi coraggiosi docenti che non sanno tacere con un mobbing sapientemente programmato non solo per crearti sofferenze psicologiche, ma, se possibile, mirano a licenziarli.

Nel programma televisivo RAI REPORT andato in onda nell’aprile 2009 si trattavano casi di dirigenti scolastici che hanno rubato e sottratto fondi, rimasti impuniti al loro posto: purtroppo il ministro Gelmini, dinnanzi a queste sconcertanti vicende, rispondeva “Ho le mani legate” Da quanto si è visto nella trasmissione pare infatti che l’autonomia scolastica funzioni sul modello bolscevico: in questo caso gli Uffici scolastici regionali (Comintern) proteggono i dirigenti scolastici (capataz locali). Decine di presidi in Italia hanno subito condanne penali per reati contro la P.A., ma restano impuniti al loro posto o premiati con l’avanzamento alla carriera di ispettore. Secondo REPORT si sarebbe verificato il caso di un dirigente scolastico agli arresti domiciliari, ma considerato dall’amministrazione in malattia.

Certo non occorre generalizzare, ma nemmeno prendere sottogamba un fenomeno tutt’altro che raro: altro che “Buonascuola”, questa è una Scuola pubblica che, nell’insieme, sarebbe forse da rottamare tout court.

Del resto, come si è scritto, per dare la cifra dello spessore morale dell’allora dirigente scolastico dell’Istituto BECCARI – e quindi di riflesso del degrado dell’istituzione scolastica pubblica che la spalleggia – ribadisco che l’ingegnosa signora Alma CONCATI, per costruire la sua macchinazione e per discolparsi ha prodotto contro di me dal 2007 al 2014 documenti grotteschi che sono a sottoscrizione palesemente falsa: lo ha fatto sia alle autorità gerarchiche superiori, sia ai giudici delle cause di lavoro, sia ai due PM e ai due GIP dei procedimenti penali per cui è stata indagata e poi prosciolta grazie ai falsi documenti che redigeva: e come si è detto, uno dei due GIP, il dr. Giuseppe SALERNO, è stato infine radiato dalla magistratura nel 2018

Del resto la CONCATI mi ha anche denunciato per diffamazione per averla nefandezze gestionali – illeciti e veri e propri reati – che ho sopra riportato, ma le sue accuse, come si è scritto si sono rivelate di cartapesta. La giudice dr.ssa Federica TONDIN che mi ha processato al Tribunale Penale di Roma, ha scritto nella sentenza n° 6584/13 che il taroccamento dei voti della maturità, la demolizione dell’impianto molitorio del valore di un miliardo e mezzo di vecchie lire, l’aver spedito gli allievi a far pratica in un nuovo molino, che non era mai stato collaudato e che era a rischio di esplosione, sono tutti fatti assolutamente certi, e pertanto la mia conferenza stampa va considerata esente dal reato di diffamazione perché ho denunciato fatti veri, di gravità assoluta, di ampio interesse pubblico e con un’accuratezza assoluta nelle censure mosse.

Una vicenda davvero allucinante: e il MIUR non mi ha mai ristorato dei danni che ho patito, come datore di lavoro responsabile del comportamento dei suoi dirigenti, il cui comportamento è stato inqualificabile. Grazie alla complicità dell’Avvocatura di Stato infedele agli interessi del suo datore di lavoro, che avrebbe invece dovuto proteggere schierandosi dalla parte di un coraggioso professore che aveva denunciato coram populo i reati e gli illeciti che venivano compiuti in danno dello stesso Stato dalla DS nella gestione dell’IIS Beccari di Torino ed alla corruttibilità e compiacenza di certi magistrati, di cui si è scritto, che hanno clamorosamente rigettato il ricorso del prof. SCASSA n° RG 8766/2014 volto

Il castello di cartapesta che è stato costruito per realizzare l’ignobile macchinazione che ho subito è finalmente crollato, ma i responsabili, ovvero i dirigenti a vario livello della gerarchia amministrativa del MIUR – MIM non hanno pagato nessuna conseguenza, continuano anzi a conservare i loro cadreghini e si godono tranquille e laute pensioni che gridano vendetta.

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Se non fosse per il ruolo cruciale che riveste la scuola in una civiltà moderna, si potrebbe anche cogliere nella mia vicenda un lato farsesco: mi hanno addirittura accusato per aver lasciato scioperare studenti in giorni in cui non avevo lezione e non ero dunque in istituto, di aver tenuto lezioni in classi ove non ho mai insegnato, sono stato punito il 18 febbraio 2009 con i 35 giorni di sospensione dall’insegnamento anche sulla base di una relazione della preside proveniente da qualche lontana galassia, datata 19 giugno 2009 (un viaggio nel futuro con parametri relativistici). La preside ha relazionato contro di me in data 17/6/2007 accusandomi di averla diffamata nella conferenza stampa romana del 13/6/2008.

Questi signori danno davvero i numeri!

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Ai politici che difendono e decantano a spada tratta la scuola pubblica media superiore italiana domando: la vogliamo smettere di esaltare un’istituzione che in molti casi è davvero impresentabile, e si regge su una dura censura di ogni manifestazione di denuncia, sul sostanziale silenzio dei media che copre un carrozzone materiato di sprechi, di falsificazioni, di finte certificazioni di inesistenti competenze, feudo di una parte della partitocrazia che si vanta a buon mercato di proteggere una categoria di disperati, gli insegnanti, specie se precari, per trasformarli in sudditi fedeli? Possono i sindacati rappresentare contemporaneamente il datore di lavoro (per il tramite dei dirigenti scolastici loro affiliati) ed i lavoratori dipendenti (i professori)?

Che immagine trasmettono? Quella di novelli doppiogiochisti arlecchini.

Il diritto di libertà di espressione è un valore irrinunciabile per una società civile Nasce con la polis greca nella cui agorà i cittadini potevano liberamente muovere le loro critiche all’operato dei governanti. Quando muore tale facoltà e si tirano in ballo l’immagine delle istituzioni siamo alla censura, operata da capataz in combutta tra di loro per coprirsi le rispettive magagne, satrapi locali che, godendo di appoggi solidi nella magistratura e in associazioni iniziatiche, conoscendo in ogni caso la lentezza della giustizia, ne approfittano per infangare essi stessi quotidianamente, con il loro operato, quelle istituzioni – la scuola in primis – che fingono di tutelare. Si pensi agli sperperi nella Pubblica Amministrazione, ogni anno tristemente denunciati dalla Corte dei Conti, che però anche quando giudico con la sentenza n° 108/2012 la distruzione di un intero impianto molitorio all’IIS Beccari come dovuto alla malgestione della DS Alma CONCATI, a carico della quale individuò un evidente profilo di colpa, affermò però che non era emersa quella colpa “grave” che, sola, determina a carico del dirigente statale il risarcimento del danno erariale creato.

Il diritto alla libertà di espressione è uno dei “bastioni “ irrinunciabili della libertà e degli stati democratici, come recita la Dichiarazione dei Diritti della Virginia del 1776. Esso divenne non a caso oggetto del I° Emendamento della Costituzione Americana: “Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso, e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa….”

Il nostro, per tanti motivi di ordine pure eminentemente storico, dovrebbe essere uno stato di Diritto cui tutte i Cittadini dovrebbero comunque afferire e riconoscersi in quello che Benedetto Croce definì il Prepartito della Libertà. L’Italia invece è uno Stato in cui dire la verità può avere un costo altissimo – che ricomprende il dover subire tra l’altro processi per diffamazione quando va bene e per diffamazione e calunnia quando va male – e dove, al di là delle vuote declaratorie della Costituzione, vige di fatto un clima dittatoriale di obbligatoria adesione dei cittadini sudditi al Regime e ai molteplici delinquenti che ricoprono posizioni di potere nella Pubblica Amministrazione o nel mondo della cosiddetta Società civile, dove un’oligarchia comanda una massa di cittadini quidam de populo, che in larga parte hanno imparato come le tre famose scimmiette giapponesi a non vedere, non sentire e non parlare.

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Ma che si aspetta a licenziare i pataccari?

Facciamo piazza pulita nell’amministrazione della scuola pubblica statale, liberandola dalle inconfessabili rendite di comodo dei vari capataz che l’hanno ormai svilita e demolita oltre ogni dire, ammorbandola con miasmi insopportabili. A nulla servono le plastiche facciali escogitate da costoro per coprire le sentine da cui dirigono le scuole verso lo sfascio irreversibile.

L’edilizia scolastica versa essa pure in condizioni precarie.

Il 40% delle scuole è priva di collaudo statico, il 58% non ha il certificato di agibilità statica. Solo il 2% delle scuole ha subito interventi di messa in sicurezza antisismica.

Senza dimenticarci che è ben possibile che vi siano anche certificazioni false.

Che schifo!

Sono poi frequenti i crolli di soffitti o di parti murarie nelle scuole, così come grave permane l’esistenza di amianto nelle pavimentazioni e nei materiali coibentanti a diretto contatto con l’aria circolante nelle aule, e respirata da studenti e professori. Si calcola infatti che i crolli di soli, di intonaci, ecc. siamo tra i 45 e i 70 nell’ultimo decennio. Alcuni episodi sono stati caratterizzati da miracoli del destino: nell’autunno 2014 vi fu il crollo del soffitto in una scuola di Nichelino che non ha comportato danno fisici gravi agli allievi, anche se il grosso spavento andrà ad impattare sul loro delicato equilibrio fisico in fieri. Di crolli a Torino nelle scuole pubbliche se ne verificano di continuo, ma una sorta di stellone protegge evidentemente gli studenti: hanno ceduto le volte di palestre, i soffitti di asili e via dicendo. La ruota della fortuna potrebbe però girare in senso inverso. Dobbiamo attendere un effetto tipo Cinema Statuto (64 morti in via Cibrario a Torino nel 1982 per lo scoppio di un incendio e la concomitante presenza di uscite di sicurezza bloccate) che indusse la Provincia di Torino a costruire in fretta e furia scale antincendio per rapide evacuazioni esterne agli edifici scolastici e da essi compartimentate? Ovvero dobbiamo aspettare che ci scappi qualche morto prima che il Ministero si decida a porre in sicurezza le strutture delle scuole italiane, e non parlo nemmeno di adeguarle alla normativa antisismica, disattesa in quasi tutti gli Istituti?

Quanto tempo dovrà occorrere prima che le scuole vengano messe in sicurezza per lo meno nella forma più banale, che è quella dell’integrità della loro stessa struttura, prima ancora che rese conformi alla normativa antisismica, cosa molto più delicata?

Un pensiero riguardo “LA STORIA DEL MIO “T.S.O. = TRATTAMENTO SCOLASTICO OBBLIGATORIO”

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