LA STORIA DEL MIO T.S.O. = TRATTAMENTO SCOLASTICO OBBLIGATORIO

Angelo SCASSA, ingegnere meccanico, docente di ruolo di disciplne meccaniche e ) tecnologia ex concorso ordinario a cattedre del 1999

Sono un ingegnere professore di ruolo di discipline meccaniche, attualmente docente presso l’ITIS Avogadro, dopo un quadriennio all’IPSIA Plana di Torino, ed ho insegnato dal 2001 al 2009 presso l’istituto professionale statale “Jacopo BECCARI” di via Paganini 22 a Torino, che costituisce una realtà dimensionalmente importante nel panorama della scuola in Piemonte con i suoi oltre 1.000 allievi, comprendente due indirizzi: uno per tecnici dell’industria molitoria e dolciaria e l’altro alberghiero.

Mobbizzato pesantemente da una preside ho alla fine, dopo lunga resistenza, vista anche l’inedia ed ostilità di certi personaggi dell’Amministrazione Scolastica, cambiato aria, chiedendo il trasferimento ad altra scuola. E’ noto infatti che per ottenere giustizia in Italia occorre essere degli eroi per i tempi infinitamente lenti di molti organi della macchina giudiziaria, che talora rendono vani la serietà, l’impegno e la preparazione di certi giudici combattivi.

Sono uno dei pochi docenti italiani punito disciplinarmente dal MIUR per aver denunciato gravi fatti gestionali della scuola in cui insegnavo: lo feci in una conferenza stampa che tenni nel giugno 2008 in Piazza Montecitorio a Roma.

In primo piano denunciai gravità criticità per la sicurezza di alcuni laboratori ed impianti della scuola con oggettivo rischio di esplosione che avrebbero potuto costare la vita ad intere classi di studenti che li frequentavano.

Poi evidenziai un danno erariale che sfiorava il milione di euro.

Infine denunciai lo scandalo del taroccamento sistematico dei crediti scolastici. Insomma i diplomi che attestavano il superamento dell’esame di stato certificavano autentiche falsità.

Per quella stessa conferenza stampa sono stato persino processato a Roma dopo ulteriore denuncia della Signora CONCATI del luglio 2008: processato senza essere stato praticamente indagato, rinviato a giudizio direttamente dal PM nel cui fascicolo, quali mezzi probatori dell’accusa campeggiavano per l’appunto i due decreti disciplinari pluriannullati dal Tribunale di Torino. Sono stato processato per il contenuto di quel comunicato stampa oggetto anche di una pesante sanzione disciplinare inflittami dal MIUR e ne sono uscito assolto con formula piena ex art 530 cpp comma 1-2.

In precedenza mi ero pure reso reo di aver consentito a studenti maggiorenni di scioperare ed ero già stato sanzionato disciplinarmente una volta.

Complessivamente mi sono stati comminati – con due decreti punitivi – 40 giorni di sospensione dall’insegnamento sciopero ed il blocco degli aumenti di stipendio per tre anni, il che avrebbe significato un danno economico stimabile complessivamente negli anni pari a 22.000 euro.

Punito senza essere mai stato ascoltato dall’amministrazione scolastica schierata in difesa della preside.

Entrambi i decreti disciplinari sono stati annullati dal Tribunale di Torino, sez V del Lavoro

Il primo decreto sanzionatorio, quello riguardante il rispetto del diritto di scioperare da parte degli studenti, è stato annullato dalla sentenza n° 4489/09 del Giudice dott.ssa PALIAGA del 31/12/2009, passata in giudicato. Nel 2008 sono stato sospeso per cinque giorni dall’insegnamento, in quanto “colpevole” di aver consentito nell’ottobre 2006 tre giornate di sciopero a studenti maggiorenni delle classi quinte in protesta contro il sabato scolastico, che – come da tradizione – era stato dal collegio docenti confermato libero dalle lezioni e contro la permanente indisponibilità delle aule informatiche ed il grave stato di vetustà del laboratorio di meccanica.

Il secondo, relativo alla conferenza stampa tenuta in piazza di Monte Citorio a Roma, viene annullato con sentenza del 31 gennaio 2011, emessa dal dr. Mauro MOLLO dello stesso Tribunale; respinto anche il ricorso del MIUR avverso la sentenza del dr. MOLLO con sentenza della Corte d’Appello n° 558/12 dell’8 maggio 2012.

Peraltro, nonostante la difesa da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale del MIUR dell’operato della preside mediante presentazione di documenti falsi che lo stesso giudice di primo grado dr. MOLLO ha riconosciuto tali, incredibilmente questa sentenza è stata appellata, con la produzione di ulteriori falsi documenti. E ne è seguita un’altra mia vittoria anche in Corte d’Appello, come si è visto. Poi la sentenza è passata in giudicato in quanto i burocrati dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte – MIUR, alleati della preside, non hanno avuto l’impudenza di far ricorso in Cassazione.

 

La mia vicenda è davvero paradossale.

Mai i burocrati dell’amministrazione locale della Pubblica Istruzione hanno proceduto in quel periodo contro le migliaia di docenti che, nelle scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari alle università, scioperavano contro il decreto legge 137 della Gelmini.

La preside Alma CONCATI mi ha accusato di aver provocato addirittura interruzione di pubblico servizio: secondo lei avrei dovuto trattenere forzatamente dei maggiorenni che protestavano di santa ragione.

Ha richiesto un’ispezione durante la quale ragazzi palesemente impauriti hanno invece semplicemente ed unicamente dichiarato che “abbiamo scioperato perché il 25 ottobre durante la lezione il prof. SCASSA ha dichiarato che potevamo fare sciopero …Il professore ci ha così influenzato ed abbiamo deciso di scioperare”

L’amministrazione scolastica mi considerava reo dunque di aver ricordato a cittadini maggiorenni elementari loro diritti civici, compreso quello di protesta contro le porcherie del loro istituto.

Sembrava che non solo dovesse essere cancellato il diritto di sciopero, da decenni riconosciuto agli studenti per estensione di quanto prevede la Costituzione – come espressamente riconosce Tullio DE MAURO, ministro dell’Istruzione nell’ultimo governo Amato – ma si volesse tornare ad un clima intimidatorio superato persino dal vecchio Codice Zanardelli. E pensare che durante uno dei tre scioperi, avevo tenuto lezione davanti all’ingresso dell’istituto per venire incontro agli studenti di una classe quinta che volevano, in tal modo, dare visibilità alla loro protesta e dimostrarne al contempo il carattere non pretestuoso del loro sciopero.

Appare evidente che la decisione di punirmi da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale è legata sia alla precisa volontà di appoggiare una preside amica – che ha goduto e gode di evidenti spudorate protezioni – sia alla volontà di colpire un docente scomodo, incompatibile con la tradizione di leccapiedismo dell’istruzione secondaria statale qui in Piemonte.

Evidentemente se un docente contribuisce ad informare gli allievi dei loro diritti – doveri di cittadini consapevoli, deve essere immediatamente punito, specie se l’azione di protesta è rivolta contro una pessima ed illegittima gestione della scuola.

Sono infatti un docente coraggioso. Scopro le magagne della scuola pubblica con le toppe al sedere.

Inutili erano infatti stati le mie precedenti segnalazioni agli organi gerarchicamente superiori della scuola, che avevano sommerso il tutto dietro una spessa coltre di silenzio.

La Dirigente Scolastica si è difesa producendo all’Ufficio Scolastico Regionale ed alla Magistratura documenti falsi materialmente ed ideologicamente.

Il 4 luglio 2008 sono stato sospeso dall’insegnamento per cinque giorni e privato degli aumenti di stipendio per un anno. Ha dovuto pensarci la magistratura del lavoro a far piazza pulita di questa punizione schifosa.

Ho subito minacce, intimidazioni ed ingiurie assortite da parte di collaboratori e tirapiedi vari della preside.

Ho denunciato poi, con una conferenza stampa in Piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, fatti gravi che comprendono:

1) il depauperamento per centinaia di migliaia di euro del patrimonio tecnologico della scuola: è stato rottamato un impianto di produzione molitorio del valore di circa un miliardo e mezzo di vecchie lire, sono state sprecate decine di migliaia di euro per materiale informatico inservibile o mai consegnato,

2) Altra buffonata: demolito un laboratorio di chimica per costruire il secondo bar della scuola! Per la serie: al posto del microscopio: cappuccio e brioche!

3) gravi problemi di sicurezza: gli allievi sono stati spediti in laboratori a forte rischio per la sicurezza con pericolo di esplosioni, di collassi strutturali, senza via di fuga, senza collaudi statici, senza sistemi di filtraggio dell’aria. Pretendevano che io stessi in silenzio al gioco. Poi hanno chiuso tutto

4) il taroccamento di crediti scolastici, attribuiti con errori ed in modo casuale, dietro disposizione del Dirigente Scolastico, che contribuiscono a definire il voto dell’Esame di Stato e possono quindi risultare determinanti per la promozione. Le non meno allegre ammissioni agli esami di stato decise dalla preside in prima persona.

5) In una collaborazione con la SIS (Scuola Interateneo dell’Università di Torino) che organizzava i corsi per le abilitazioni ai docenti, la preside ha attestato falsi tirocini su altrettanto inesistenti materie, prendendo pe ri fondelli anche l’Uiversità.

6) Poi la dirigente scolastica si è sbizzarrita in tante altre cialtronate… elezioni per gli organi collegiali svolte in clima di intimidazione pesante per i candidati dissenzienti, gestione allegra delle supplenze, prese per il culo alla scuola di specializzazione universitaria cui si è comunicato l’effettuazione di tirocini su inesistenti materie…

7) Un collega dissenziente, con pretesti, è stato addirittura cacciato dalla scuola. Insomma una preside (per fortuna dall’a.s. 2012-13 è andata in pensione – purtroppo – dorata, se si considerano gli sfaceli che sono stati accertati dalla magistratura da lei commessi) che ha gestito una tipografia di falsi, di volgari patacche… documenti falsi anche materialmente, non solo ideologicamente. Pavidi insegnantucoli, interrogati dalla PG come testi, disconoscono i documenti a falsa sottoscrizione; poi, dopo qualche giorno, con fax fotocopia inviati dall’ufficio della preside, magari sotto sequestro o minacciati di perdere il cadreghino…., ritrattano.

 

Alcuni dei gravi fatti elencati sono stati oggetto di interrogazioni al Senato ed in Consiglio Regionale del Piemonte (sen. ACCIARINI, i consiglieri regionali GIORDANO, BOSSUTO, BARASSI, CLEMENT, COMELLA, DALMASSO, DEAMBROGIO e MORRICONI)

 

A seguito di un mio comunicato stampa in occasione di una conferenza tenuta in piazza di Montecitorio a Roma riguardante la malgestione della scuola, per i motivi sopra elencati, e di un’intervista ad un quotidiano è stato avviato nell’agosto 2008 un secondo procedimento disciplinare nei miei confronti

Tale procedimento si è concluso con la mia sospensione per 35 giorni – dal 28 febbraio al 3 aprile 2009 – dall’insegnamento, oltre al blocco degli aumenti di stipendio per due anni: condannato perché colpevole di aver “leso l’immagine dell’istituzione scolastica e della sua dirigenza”, reo di aver reso pubblico la sfascio di una “scuola”.. ma possiamo chiamarla così?

Condannato con decreto n° AOODRPI/82/ris/U Torino, del 18 febbraio 2009, senza nemmeno essere stato ascoltato.

La volontà da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale di colpire un docente che andava scoperchiando troppe gravi irregolarità gestionali in una scuola di ragguardevoli dimensioni quanto a numero di allievi è evidente. Questi burocrati – mandarini ritengono di godere dell’impunità e cercano di distruggerti con un mobbing sapientemente programmato non solo per crearti sofferenze psicologiche, ma se possibile mirano a licenziarti.

In un programma televisivo RAI andato in onda nell’aprile 2009 si trattavano casi di dirigenti scolastici che hanno rubato e sottratto fondi, rimasti impuniti al loro posto: purtroppo il ministro Gelmini, dinnanzi a queste sconcertanti vicende, rispondeva “Ho le mani legate” Da quanto si è visto nella trasmissione pare infatti che l’autonomia scolastica funzioni sul modello bolscevico: in questo caso gli Uffici scolastici regionali (Comintern) proteggono i dirigenti scolastici (capataz locali). Decine di presidi in Italia hanno subito condanne penali per reati contro la P.A., ma restano impuniti al loro posto o premiati con l’avanzamento alla carriera di ispettore. Secondo Report si sarebbe verificato il caso di un dirigente scolastico agli arresti domiciliari, ma considerato dall’amministrazione in malattia.

Certo non occorre generalizzare, ma nemmeno prendere sottogamba un fenomeno tutt’altro che raro: altro che Buonascola , questa è una Scuola pubblica che nell’insieme, sarebbe forse da rottamare.

Del resto, come si è scritto, per dare la cifra dello spessore morale del dirigente scolastico dell’Istituto BECCARI – e quindi di riflesso del degrado dell’istituzione scolastica pubblica che la spalleggia – ribadisco che la dirigente scolastica, l’ingegnosa signora Alma CONCATI, per costruire la sua macchinazione e per discolparsi ha prodotto contro di me dal 2007 al 2013 documenti grotteschi che sono a sottoscrizione palesemente falsa: lo ha fatto sia alle autorità gerarchiche superiori sia ai giudici delle cause di lavoro, sia al GIP del procedimento penale che l’ha indagata e poi prosciolta grazie ai falsi documenti che ha redatto.

 

Non solo, ma, come si scritto, la signora Alma CONCATI mi ha anche denunciato per diffamazione per averla nefandezze gestionali – illeciti e veri e propri reati – che ho sopra riportato, ma le sue accuse si sono rivelate di cartapesta. Il giudice che mi ha processato al tribunale di Roma, ha scritto nella sentenza n° 6584/13 del Tribunale di Roma che il taroccamento dei voti, la demolizione dell’impianto molitorio del valore di un miliardo e mezzo di vecchie lire, l’aver spedito gli allievi a far pratica in un nuovo molino che non era mai stato collaudato e che era a rischio di esplosione sono tutti fatti assolutamente certi, e pertanto la mia conferenza stampa va considerata esente dal reato di diffamazione perché ho denunciato fatti veri, di gravità assoluta, di ampio interesse pubblico e che con un’accuratezza assoluta nelle censure mosse.

Nell’assolvermi dal reato di diffamazione, “perché il fatto non sussiste” il Giudice ha precisato nel dispositivo della sentenza che “essendo provata anche la veridicità delle affermazioni lesive della reputazione della Concati contenute nello scritto dell’imputato e a lui contestate nei capi di imputazione, va rilevato che la loro diffusione costituisce esercizio legittimo diritto di critica”

 

Una vicenda davvero allucinante: speriamo almeno che ora il MIUR mi ristori dei danni che ho patito, come datore di lavoro responsabile del comportamento dei suoi dirigenti, il cui comportamento è stato inqualificabile.

Il castello di cartapesta che è stato costruito per realizzare l’ignobile macchinazione che ho subito è finalmente crollato.

Gli appoggi, le trame di potere vantate, ed effettivamente esistite, si sono dissolte.

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Se non fosse per il ruolo cruciale che riveste la scuola in una civiltà moderna, si potrebbe anche cogliere nella mia vicenda un lato farsesco: mi hanno accusato per aver lasciato scioperare studenti in giorni in cui non avevo lezione e non ero dunque in istituto, di aver tenuto lezioni in classi ove non ho mai insegnato, sono stato punito il 18 febbraio 2009 con i 35 giorni di sospensione dall’insegnamento anche sulla base di una relazione della preside proveniente da qualche lontana galassia, datata 19 giugno 2009 (un viaggio nel futuro con parametri relativistici). La preside ha relazionato contro di me in data 17/6/2007 accusandomi di averla diffamata nella conferenza stampa romana del 13/6/2008.

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Ai signori politici che difendono a spada tratta la scuola pubblica media superiore domando: la vogliamo smettere di decantare un’istituzione che in molti casi è davvero impresentabile, e si regge su una dura censura di ogni manifestazione di denuncia, su un complice silenzio degli organi di stampa che spesso hanno paura di denunciare un carrozzone materiato di sprechi, di falsificazioni, feudo di una parte della partitocrazia che si vanta a buon mercato di proteggere una categoria di disperati, gli insegnanti specie se precari, per trasformarli in sudditi fedeli? Possono i sindacati rappresentare contemporaneamente il datore di lavoro (per il tramite dei dirigenti scolastici loro affiliati) ed i lavoratori dipendenti (i professori)?

Che immagine trasmettono? Quella di novelli doppiogiochisti arlecchini. Osservo:

Il diritto di libertà di espressione è un valore irrinunciabile per una società civile Nasce con la polis greca nella cui agorà i cittadini potevano liberamente muovere le loro critiche all’operato dei governanti. Quando muore tale facoltà e si tirano in ballo l’immagine delle istituzioni siamo alla censura, operata da capataz in combutta tra di loro per coprirsi le rispettive magagne, satrapi locali che, conoscendo la lentezza della giustizia, ne approfittano per infangare essi stessi quotidianamente, con il loro operato, quelle istituzioni – la scuola in primis – che fingono di tutelare. Si pensi agli sperperi nella Pubblica Amministrazione ogni anno tristemente denunciati dalla Corte dei Conti.

Il diritto alla libertà di espressione è uno dei “bastioni “ irrinunciabili della libertà e degli stati democratici, come recita la Dichiarazione dei Diritti della Virginia del 1776. Esso divenne non a caso oggetto del I° Emendamento della Costituzione Americana: “Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso, e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa….”

Il nostro, per tanti motivi di ordine pure eminentemente storico, dovrebbe essere uno stato di Diritto dove tutte le parti dovrebbero comunque afferire e riconoscersi in quello che Benedetto Croce definì il Prepartito della Libertà.

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Ma che si aspetta a licenziare i pataccari?

Facciamo piazza pulita nell’amministrazione della scuola pubblica statale, liberandola dalle inconfessabili rendite di comodo dei vari capataz che l’hanno ormai svilita e demolita oltre ogni dire, ammorbandola con miasmi insopportabili. A nulla servono le plastiche facciali escogitate da costoro per coprire le sentine da cui dirigono le scuole verso lo sfascio irreversibile.

Sono frequenti i crolli di soffitti o di parti murarie nelle scuole, così come grave permane l’esistenza di amianto nelle pavimentazioni e nei materiali coibentanti a diretto contatto con l’aria circolante nelle aule, e respirata da studenti e professori. Meno di tre anni fa, nell’autunno 2014 vi fu il crollo del soffitto in una scuola di Nichelino che non ha comportato danno fisici gravi agli allievi, anche se il grosso spavento andrà ad impattare sul loro delicato equilibrio fisico in fieri. Di crolli a Torino nelle scuole pubbliche se ne verificano di continuo, ma una sorta di stellone protegge evidentemente gli studenti: negli ultimi hanno ceduto le volte di palestre, i soffitti di asili e via dicendo. La ruota della fortuna potrebbe però girare. Dobbiamo aspettarci un effetto tipo Cinema Statuto (centinaia di morti in via Cibrario a Torino nel 1982) prima che le scuole vengano messe in sicurezza per lo meno nella forma più banale, che è quella dell’integrità della loro stessa struttura,  prima ancora che resi conformi alla normativa antisismica, cosa molto più delicata? O dobbiamo forse aspettare una più completa casistica degli insegnanti e del personale che si è ammalato di mesotelioma pleurico?

Angelo SCASSA

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